venerdì 30 marzo 2018

Calvario – raffigurazioni della Via Crucis in Ungheria


Una variante della Via Crucis molto caratteristica della Mitteleuropa è il cosiddetto calvario (in ungherese Kálvária). Si tratta della raffigurazione all’aperto della scena della crocifissione di Gesù sul Golgota (Calvario), integrata da diversi elementi che rievocano la sua passione.
Calvario di Bodajk, nei pressi di uno dei più antichi santuari mariani ungheresi


Normalmente il calvario si trova fuori dell’abitato, collocato spesso su una collina vera o simbolica. Il calvario più semplice è composto dai tre crocifissi e alcune statue che rappresentano la Vergine, San Giovanni e la Maddalena. Spesso vi si accede passando accanto alle 14 stazioni della Via Crucis, collocate in altrettante cappelline (capitelli). Esistono anche le varianti con sette stazioni, e quelle che evocano invece la Vergine dei Sette Dolori.
Calvario di Vác


Le versioni più elaborate hanno le sembianze di un bastione (collina artificiale), sulla sommità del quale si ergono le tre croci, mentre al loro interno è ricavata la cappella del Santo Sepolcro. Qualche volta vi si trova accanto una chiesetta dedicata al Buon Ladrone oppure un piccolo “eremo”, abitazione del custode-eremita. Il loro stile rispecchia quello dell’epoca in cui sono stati costruiti, il più delle volte da maestranze e da artisti locali. I più diffusi sono quelli in stile barocco popolare o neoclassico, ma sono significativi anche quelli più recenti in stile moderno.
Calvario di Szentendre, cittadina degli artisti, vicino a Budapest


In Ungheria i primi calvari furono eretti alla fine del XVII secolo per poi diffondersi nei secoli XVIII e XIX. Sembra che ad introdurli siano stati i nuovi coloni di lingua tedesca, arrivati in Ungheria dopo le guerre turche. Si sono rapidamente diffusi, essendo espressione importante della pietà popolare, soprattutto nel periodo quaresimale. La maggior parte dei calvari si trova nelle provincie prevalentemente cattoliche (Transdanubio e Nord Ungheria).
Il calvario barocco di Győr è uno dei più belli dell'Ungheria

Sotto il comunismo la loro sorte non fu sempre felice: molti vennero abbandonati e trascurati, altri addirittura demoliti, ma non mancarono dei recuperi significativi, grazie alla sensibilità della comunità interessata. Dopo il cambio di regime diversi calvari sono stati restaurati e ne sono stati eretti nuovi. (Vedi il sito specializzato sui calvari "Montagne del silenzio" con delle belle foto.)
Calvario di Magyarpolány


Un tempo praticamente tutte le città ungheresi ne avevano uno, non sempre sopravvissuti allo sviluppo urbano, come quello sul Monte San Gerardo a Budapest, o quello della città di Pest. Ma pure a Budapest se ne trovano diversi, nei distretti più periferici. Tra i calvari più rinomati possiamo menzionare quello barocco di Győr, con sette cappelline e una chiesetta, quello di Vác, con l’eremo accanto (sempre a Vác si trova il santuario della Madonna dei Sette Dolori, quello cosiddetto delle Sette Cappelle). Il calvario di Magyarpolány è famoso perché vi si svolge da diversi anni la rappresentazione all’aperto della Passione del Signore in occasione della Pentecoste (quando il tempo di solito è più mite). Sulla sommità della penisola del lago Balaton, nei pressi dell’Abbazia benedettina di Tihany, un calvario è stato eretto nel 1927 in memoria di Carlo d’Asburgo (Re Carlo IV d’Ungheria) che ivi trascorse alcuni giorni prima di essere costretto all’esilio nel 1921. Il calvario, che rappresentava uno dei primi segni della venerazione dell'ultimo re d'Ungheria, venne distrutto durante il comunismo, per essere riedificato di recente, con l’aggiunta di una cappellina in onore del Beato Carlo stesso.
Calvario "del Beato Carlo IV" a Tihany
(Foto: /csendhegyek.blogspot.it)

martedì 27 marzo 2018

Inauguration of the renovated synagogue in Subotica/Szabadka


(Photo: MTI)

In the city of Subotica/Szabadka (Vojvodina, Serbia) on Monday, March 26 Hungarian Prime Minister Viktor Orbán and President of Serbia Aleksandar Vučić jointly inaugurated the city’s newly renovated synagogue. The second largest synagogue in Europe, built in 1902, is a gem of Hungarian Secession-style architecture. After the Holocaust the building was abandoned for decades, awaiting restoration works which now have been jointly financed by the Hungarian and the Serbian State and local authorities.
(Photo: Pannon TV)
At the ceremony, Hungarian PM Viktor Orbán said:

“Central Europe is a truly wonderful place. This is a special corner of the world, where it is perfectly natural for a synagogue to be decorated with Hungarian folk art motifs, just as it is equally natural to consider the genre of the Hungarian nation’s anthem as a jeremiad. This cultural diversity has nothing in common with superficial multiculturalism. Here many centuries have moulded together the peoples who live alongside each other, and this is reflected in our songs, ballads and buildings. (…)

There is a good chance that 26 March 2018 will be seen as one of those days when Central Europe showed the world its most attractive face. What is happening here? The Serbian president and the Hungarian prime minister have come to Subotica/Szabadka together with deeply respected Jewish religious leaders to inaugurate Europe’s second largest completely renovated synagogue: our common cultural heritage, a sacred Jewish building of unique style, the gem of the city and an outstanding example of Central European Secessionist architecture. (…)

The salvage and renovation of the city's synagogue is a good example of the fact that we Serbs, Jews and Hungarians are capable of anything if we unite in the service of a noble cause. It is also a good example of the fact that we now live in times here in Central Europe when the past is not a burden, but the past opens the gate to a common future: a future in which Hungarians, Serbs and Jews will live and work together in peace and safety. Therefore we thank Serbia, we thank President Vučić, and we thank the Hungarians of Vojvodina/Vajdaság!”

(For the full speech see the PM's website)

lunedì 26 marzo 2018

La Grande Sinagoga di Budapest tra i siti del Patrimonio Europeo


Simbolo e centro vivace della comunità ebraica ungherese, la più grande dell’Europa centro-orientale, la Grande Sinagoga di Budapest è stata recentemente inclusa nella lista del “Patrimonio Europeo”.
Facciata della Grande Sinagoga di Budapest
(foto: www.dohany-zsinagoga.hu)
Il riconoscimento comunitario “Marchio del Patrimonio Europeo” è un’iniziativa della Commissione Europea per promuovere i siti del patrimonio europeo che sono pietre miliari nella creazione dell’Europa attuale. Quest’anno sono stati 9 i siti promossi divenendo così 38 quelli finora scelti. La premiazione ufficiale si è svolta il 26 marzo nella città di Plovdiv in Bulgaria.
I siti dell’importante “marchio” sono testimoni degli albori della civiltà oppure dell’Europa così come la conosciamo oggi, celebrano e simboleggiano gli ideali, i valori, la storia e l’integrazione europea. Dal 2013 questi siti vengono accuratamente selezionati per il loro valore simbolico, il ruolo che hanno svolto nella storia europea e le attività che offrono per avvicinare l’Unione Europea ai suoi cittadini – spiega il senso del riconoscimento la Commissione Europea.
Tra i premiati di quest’anno troviamo la Grande Sinagoga di Budapest (sinagoga di via Dohány), simbolo e centro vitale della comunità e della cultura ebraica in Ungheria. Situata nel quartiere ebraico di Budapest essa si qualifica come la più grande sinagoga d’Europa e la seconda più grande del mondo. Venne costruita nel 1854-1859, in stile moresco, secondo i progetti dell’architetto viennese Ludwig Förster, mentre gli interni invece sono opera dell’architetto ungherese Frigyes Feszl. L’ampio edificio ha una capienza di 3.000 persone ed è ricco di decorazioni e dorature. Subì dei danni durante la Seconda Guerra Mondiale ma venne ricuperato in seguito. Tra il 1991-1998 su tutto l’edificio furono realizzati importanti interventi di restauro.
Interno della Grande Sinagoga di Budapest
(foto: www.dohany-zsinagoga.hu)
La sinagoga fa parte di un complesso di edifici che ospita il Museo Ebraico con l’archivio, il Parco Memoriale Raoul Wallenberg (diplomatico svedese che durante la guerra salvò dallo sterminio migliaia di ebrei ungheresi insieme a Giorgio Perlasca e a Mons. Angelo Rotta) con il Cimitero Memoriale delle vittime dell’Olocausto, e il Tempio degli Eroi in ricordo dei 10 mila soldati ebrei ungheresi caduti nella prima guerra mondiale. Il complesso è il simbolo della convivenza, della memoria e dell’apertura al dialogo.





venerdì 23 marzo 2018

La Chiesa Evangelica Luterana Ungherese a favore dei profughi in Iraq


Il vescovo-presidente Tamás Fabinyi (sulla destra) consegna simbolicamente
al Soccorso Ecumenico Ungherese i fondi raccolti dai fedeli (foto: evangelikus.hu)
I fedeli della Chiesa Evangelica Luterana Ungherese hanno raccolto 15 milioni di Fiorini (circa 50 mila EUR) per i cristiani perseguitati e per le vittime del conflitto in Medio Oriente – ne riferisce il Servizio di Informazione della Chiesa Luterana Ungherese. La raccolta risale al periodo dello scorso Avvento con lo scopo di aiutare i cristiani della città irachena di Bashiqa, vicino a Mosul. La somma, infatti, sarà destinata alla ricostruzione delle case dei cristiani che vogliono ritornare e ricominciare nelle loro città.
La Diaconia della Chiesa Evangelica Luterana Ungherese sostiene e aiuta sin dall’inizio i rifugiati delle zone di conflitto in Medio Oriente. L’aiuto ungherese arriverà ai bisognosi attraverso il Soccorso Ecumenico Ungherese (Magyar Ökumenikus Segélyszervezet – Hungarian Interchurch Aid), una delle organizzazioni caritative principali del paese, cui si appoggia anche la Chiesa Luterana Ungherese.

Il Soccorso Ecumenico Ungherese ha la sua rappresentanza stabile in Iraq per sostenere efficacemente i bisognosi della zona. Nel 2016 ha stabilito il suo primo ufficio ad Erbil, ed ora un secondo centro a Bashiqa. I due “Returnee Support Center”, cioè i centri che aiutano i profughi che rientrano dopo la guerra, operano nell’ambito del programma Hungary Helps del Governo ungherese. Nella città di Bashiqa è in corso la ricostruzione di 30 abitazioni e una scuola, inoltre la rimessa in funzione della rete idrica che garantisce l’acqua a 2500 persone. I 50 mila euro raccolti dai fedeli della Chiesa Luterana d’Ungheria, permetteranno la ricostruzione di altre 10 case per le famiglie.  
Il vescovo Tamás Fabiny, presidente della Chiesa Evangelica Luterana Ungherese, ha dichiarato: “Stiamo aiutando perché pensiamo che il cristiano responsabile non può essere indifferente nei confronti della sofferenza delle persone e particolarmente dei cristiani nel Medio Oriente, vittime del radicalismo islamico”.

Il responsabile del programma internazionale del Soccorso Ecumenico Ungherese ha spiegato che nella città di Bashiqa, su 60 mila abitanti finora ne sono tornati 30 mila, l’istruzione è stata in gran parte riavviata ma gli edifici sono ancora in rovine. Diversi negozi sono stati riaperti ma il commercio, che garantisce i rifornimenti per la vita quotidiana, non è ancora sufficiente. La ricostruzione delle case è uno sforzo enorme per le persone che hanno perso tutto durante il conflitto.

martedì 20 marzo 2018

Il logo del Congresso Eucaristico Internazionale 2020


Il logo del Congresso Eucaristico del 2020 rappresenta la sorgente proveniente dall’Eucaristia, rappresentazione visiva del motto del Congresso stesso preso dai Salmi: “Sono in te tutte le mie sorgenti”.

Il logo è stato selezionato dopo un concorso bandito appositamente, da una giuria, composta, tra altri, dal Card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e da P. Vittore Boccardi, segretario del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali. Il logo vincitore è opera di un’artista grafico di 78 anni, János Lampert.

La sorgente che scaturisce dalla raffigurazione dell’Eucaristia si divide in quattro rami facendo riferimento alla diffusione della buona Novella la quale ci fu trasmessa dai 4 evangelisti. L’acqua della sorgente sfocia nel fiume raffigurato come una onda che simboleggia l’attività della Chiesa nella diffusione della Buona Novella, ma anche il Danubio, il fiume di Budapest. Il Danubio collega tanti paesi, tante persone dall’Est all’Ovest, dal Nord al Sud lungo il suo percorso simboleggiando come l’Eucaristia collega i cristiani europei di diverse culture e lingue diventando la sorgente della nostra riconciliazione.

I colori invece seguono le tradizioni della pittura delle icone sacre, raffigurando così la Trinità: il rosso è il colore del Padre, il giallo (oro) è il colore del Figlio, mentre il celeste è quello dello Spirito Santo. Inoltre si vedono i colori nazionali dell’Ungheria (rosso-bianco-verde), nonché il nome di Budapest, città che ospiterà l’evento religioso, mentre le lettere NEK stanno per la dicitura ungherese dell'evento: Nemzetközi Eucharisztikus Kongresszus.

lunedì 19 marzo 2018

Verso il 52˚ Congresso Eucaristico Mondiale

Una delegazione della Conferenza Episcopale Ungherese ha illustrato il 15 marzo al Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali i preparativi finora svolti in Ungheria in vista del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale da tenersi a Budapest, nel 2020.

È stato, infatti, annunciato nel gennaio del 2016 da Papa Francesco, che sarà Budapest ad ospitare il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale. Poi, nell’aprile del 2017 il Santo Padre ha approvato il tema del Congresso: “Sono in te tutte le mie sorgenti” (Salmi 87,7), parole dei Salmi che si riferiscono all’Eucaristia.


La Conferenza Episcopale Ungherese ha subito iniziato i preparativi. È stato costituito un Comitato d’onore del Congresso, presieduto dal presidente dell’Ungheria S.E. János Áder. Tra i membri del Comitato ci sono anche l’On. Zsolt Semjén, Vice Primo Ministro d’Ungheria e il Sig. István Tarlós, sindaco della capitale, nonché l’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede, S.E. Eduard Habsburg-Lothringen. Il segretario generale del Congresso è invece il giovane sacerdote Kornél Fábry.

Come è stato sottolineato, il Congresso non sarà un evento esclusivamente ecclesiale, infatti per organizzarlo serve la collaborazione dei rappresentanti di diversi ambiti sociali, quello scientifico, culturale, dell’economia e dei media. La missione del Comitato sarà anche quella di far sì che il Congresso Eucaristico interpelli la società più ampia. Uno dei mezzi di questo dialogo con la società sarà, appunto, quella della cultura ungherese. Per questo il Cardinale Péter Erdő ha voluto sottolineare l’importanza di organizzare, sia prima che durante il Congresso, dei programmi non solo religiosi, ma anche culturali, artistici, scientifici: “Vorremmo mostrare che la nostra fede fa diventare più bella e più preziosa la nostra vita”.

In occasione della solennità del Corpus Domini 2017 i vescovi ungheresi con una lettera pastorale hanno ufficialmente dato il via alla preparazione spirituale del Congresso Eucaristico. Ad illustrare il motto, scelto dal Santo Padre, i vescovi ungheresi hanno ricordato l’insegnamento del Concilio Vaticano II sul sacrificio eucaristico come “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium, 11). “Dalla liturgia e particolarmente dall’eucaristia, deriva in noi, come dalla sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio, alla quale tendono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa” (Sacrosanctum Concilium, 10). L’Eucaristia è la fonte della nostra vita spirituale perché in Essa è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua, lui il pane vivo” (Presbyterorum ordinis, 5). Una fonte da cui possiamo attingere, attraverso la celebrazione eucaristica nella comunione e nell’adorazione. La Santa Messa, la comunione, l’adorazione eucaristica trasformano la vita. Cristo tramite noi fedeli vuole dare al mondo il dono della fiducia, della pace, della giustizia e della carità. L’Eucaristia fa presente l’opera redentrice di Cristo, ci trasforma e ci dà la missione di trasformare il mondo intorno a noi.

Come obiettivi della preparazione i vescovi hanno specificato che al Congresso Eucaristico del 2020 pregheremo per una umanità pacifica, per una saggezza che sa usare con affetto e con responsabilità le conquiste della scienza. Chiediamo a Dio il dono dell’amore fraterno aperto alla riconciliazione, la luce della fede che illumina il nostro mondo e la nostra vita, per poter affrontare spiritualmente rinnovati le sfide di questi tempi.

L’evento sarà un’occasione di rinnovamento pastorale e missionario non solo a Budapest, ma su tutto il territorio del nostro paese e anche nel mondo. Nelle comunità locali i missionari aiuteranno il rinnovamento dell’adorazione eucaristica, della celebrazione eucaristica e della vita della comunità stessa.

Hanno annunciato, inoltre, che ci saranno dei simboli itineranti del che aiuteranno i fedeli nella preparazione al Congresso Eucaristico Internazionale. Uno di questi è la Croce missionaria cittadina del 2007, la quale custodisce le reliquie dei santi ungheresi. È stata benedetta da Papa Francesco, il 20 novembre 2017, in occasione della visita ad limina della Conferenza Episcopale Ungherese. In ogni città e in ogni paese dove la Croce arriverà, verranno organizzati opportuni programmi pastorali.

La lettera pastorale dei vescovi ungheresi ha anche raccomandato una specifica preghiera per il Congresso Eucaristico da recitarsi in tutte le chiese dopo le messe domenicali e le lezioni di catechismo.

 

Preghiera del 52 Congresso Eucaristico Internazionale

Padre celeste,
fonte della vita!
Infondi in noi il tuo Santo Spirito,
perché cresciamo nell’amore per Cristo
che ha offerto la sua vita per noi
e lo riconosciamo presente nell’Eucaristia.
Egli è il nostro Signore e Maestro,
il nostro Cibo e il nostro Amico,
il nostro Medico e la nostra Pace.
Donaci il coraggio di testimoniare a tutti
la sua gioia e la sua forza.
Fa’ che la preparazione e la celebrazione
del Congresso Eucaristico
conducano all’autentico rinnovamento spirituale
delle comunità cristiane, delle città
e dei popoli dell’Europa
e del mondo intero.
Amen.


Per sapere le ultime novità sull’argomento, si consiglia di consultare l’apposito sito del Congresso Eucaristico Internazionale (in inglese).

martedì 13 marzo 2018

Auguri dal Presidente ungherese a Papa Francesco per il quinto anniversario di pontificato

In occasione del quinto anniversario dell'elezione di Papa Francesco il Presidente dell'Ungheria, S.E. János Áder ha indirizzato il seguente messaggio al Sommo Pontefice:
* * *


Santità,
a nome dei cittadini dell’Ungheria e dell’intera nazione ungherese porgo i più distinti ossequi a Vostra Santità nel quinto anniversario dell’inizio del Suo ministero petrino.
Dalle vicende di questi tempi viene l’impegno urgente per tutti noi di cercare di unire gli sforzi per la costruzione di un mondo più giusto, sostenibile e degno dell’uomo. Nel centenario della fine della Grande Guerra anche le generazioni presenti hanno una grave responsabilità nella prevenzione e nella gestione dei conflitti. Apprezziamo in modo particolare gli sforzi compiuti al riguardo da Vostra Santità.
Il dialogo interreligioso è strumento indispensabile del mantenimento della pace. Serve l’azione congiunta delle Chiese per la difesa della santità della vita umana e per la cura del nostro tesoro comune, al Terra. È urgente agire per la protezione delle minoranze nazionali e religiose, in special modo delle comunità cristiane perseguitate. L’Ungheria ha un’attenzione particolare verso i cristiani minacciati del Medio Oriente, li sostiene attivamente e li aiuta a poter restare e vivere nella loro terra natia.
L’aiuto ai bisognosi, il contrasto alla discriminazione e la promozione del ritorno quanto prima degli sfollati nelle loro case costituisce una sfida globale. Confido nel fatto che l’esempio di Vostra Santità darà forza anche alle Nazioni per la pratica della misericordia e della reciproca riconciliazione.
Vorrei, infine, confermare il mio sincero apprezzamento per l’azione determinante di Vostra Santità a difesa del clima. Vorrei assicurarLa del sostegno dell’Ungheria per la Sua opera a beneficio delle future generazioni.
Invocando la benedizione di Dio per il Suo ministero di Pastore Supremo,
Budapest, 12 marzo 2018
con profondo ossequio,

János Áder


venerdì 9 marzo 2018

Nuova scuola cattolica a Erbil finanziata dal Governo ungherese


È stata inaugurata a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno la nuova scuola finanziata interamente dal Governo e dalla Chiesa cattolica ungherese, mentre nel villaggio di Telsquf sono state consegnate delle nuove abitazioni per le famiglie.
Il Ministro Zoltán Balog e Mons. B.M. Warda
all'inaugurazione della Scuola Vergine Maria di Erbil
Il 5 marzo l’On. Zoltán Balog, ministro delle risorse umane d’Ungheria, ha inaugurato personalmente il nuovo istituto ad Erbil esprimendo l’auspicio che l’investimento di 650.000 euro permetta a centinaia di bambini di studiare nella nuova scuola dedicata alla Vergine Maria. Erano presenti alla cerimonia il Ministro dell’educazione e degli affari religiosi del Governo kurdo, nonché il Sottosegretario ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati Tristan Azbej e l’Ambasciatore Péter Heltai responsabile del Programma Hungary Helps.
Discorso del Ministro Balog nella scuola Cattolica di Erbil
“La cosa più importante perché i giovani possano restare nella loro terra nativa, è di garantire loro l’educazione. Invece di promuovere l’emigrazione di massa dobbiamo aiutare le famiglie a rimanere a casa e rendere possibile a quelli che sono andati via di ritornare.” – ha affermato l’On. Balog. La nuova scuola, gestita della Chiesa caldea cattolica, ospiterà non soltanto i bambini locali, ma anche dei rifugiati. Mons. Bashar Matti Warda, arcivescovo caldeo cattolico di Erbil ha dichiarato: “L'educazione aiuta a crescere, ed è un faro per le comunità cristiane in Medio Oriente”.
Mons. Warda


Il ministro ungherese, durante la sua visita in Iraq, ha anche firmato un accordo per la fornitura di medicinali all’ospedale San Giuseppe di Erbil per i prossimi 6-8 mesi. È l’unico ospedale della regione dove le malattie croniche vengono curate gratuitamente, un servizio assicurato non solo agli abitanti locali ma anche ai rifugiati. “Anche questo accordo aiuta le persone che vogliono rimanere nella loro città” – ha ribadito l’On. Balog.

Un altro momento importante della visita del ministro è stato a Telsquf, villaggio iracheno abitato da cristiani, dove ha consegnato a mille famiglie le loro abitazioni, ricostruite grazie ai finanziamenti ungheresi del programma Hungary Helps, così come una chiesa e una casa per la comunità. In questa zona, pur essendo vicinissima al fronte del conflitto, gli abitanti hanno potuto fare ritorno nelle loro case grazie alla ricostruzione.

Il ministro Balog ha donato alla scuola di Erbil
una statua raffigurante la Madonna di Csíksomlyó,
santuario prediletto degli ungheresi
Le speranze e le difficoltà del ritorno dei cristiani sulla Piana di Ninive sono state oggetto di recente del documentario Back to Niniveh, di Elisabetta Valgiusti, presidente dell’Associazione “Save the Monasteries”, prodotto per la EWTN con un contributo di Hungary Helps.

Hungary Helps è il programma internazionale del Governo ungherese per le iniziative di assistenza e sviluppo in varie parti del mondo. Comprende tutti i programmi di lotta alla povertà, di sostegno ai diritti umani e ai diritti delle minoranze, nonché le iniziative per la sicurezza e la stabilità internazionale. Le aree di intervento più importanti sono nel Medio Oriente l’Iraq, la Siria, il Libano, la Giordania e la Palestina, mentre in Africa l’Egitto, la Nigeria, la Tanzania, il Kenya e la Repubblica Democratica del Congo.

 

(Foto: Hungary Helps, Magyar Kurír)