sabato 29 aprile 2017

Santa Messa a Roma per l’anniversario del Card. Mindszenty

Card. Mindszenty
(di Tibor Rieger)
Giovedì, 4 maggio 2017, alle ore 18 verrà celebrata la Santa Messa in ricordo del Servo di Dio Cardinale József Mindszenty nella Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio.
 
La liturgia sarà presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
 
Il servizio dell’altare sarà svolto, come da tradizione, dagli alunni del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico, cui la chiesa appartiene. Quest’anno parteciperà il Coro “Benedictus” della Concattedrale di Kecskemét e l’Orchestra da camera “Sándor Lakó” di Kecskemét, che dopo la messa eseguiranno alcuni brani della tradizione musicale ungherese (Liszt e Kodály).
 
Sono passati ormai 42 anni dal pio transito del Cardinale Mindszenty, avvenuto a Vienna il 6 maggio 1975. Sin dagli anni ’90 la comunità ungherese di Roma, con la collaborazione delle istituzioni ungheresi in Urbe, ne commemora l’anniversario a Santo Stefano Rotondo, già sua chiesa titolare.
 
Negli anni scorsi hanno celebrato la Messa per il Cardinale Mindszenty:

 
2000, Card. László Paskai, Primate di Ungheria, Arcivescovo di Esztergom-Budapest,

2001, Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato;

2002, Card. Casimir Szoka, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;

2003, Mons. Péter Erdő, Primate di Ungheria, Arcivescovo di Esztergom-Budapest;

2004, Card. Dario Castrillón Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero (nella Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte a Via Giulia);

2005, Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi (Basilica di Santa Balbina);

2006, Card. Julian Herranz, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi;

2007, Card. Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani;

2008, Card. Péter Erdő, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese e i vescovi ungheresi in visita ad limina a Roma (nella Basilica di Santa Balbina);

2009, Card. Urbano Navarrete S.J. Rettore emerito della Pontificia Università Gregoriana di Roma;

2010, Card. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica;

2011, Card. Walter Brandmüller, Presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche;

2012, Card. José Saraiva Martins, Prefetto emerito della Congregazione per le cause dei santi;

2013, Card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica;

2015, Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato;

2016, Mons. Angelo Acerbi, già nunzio apostolico in Ungheria.

giovedì 27 aprile 2017

Ristrutturata la cappella della missione Rom a Esztergom


Nella città di Esztergom, antica sede primaziale ungherese e cuore dell’arcidiocesi di Budapest-Esztergom, la “Missione Beato Ceferino” per la cura pastorale dei rom, dal marzo scorso ha ormai la sua propria cappella. È stata, infatti, ristrutturata la cappella dell’ex ospizio dei poveri (antico ospizio cittadino), costruita nel 1792 come chiesa votiva dopo un epidemia di peste.

L’immobile è affidato al centro pastorale per i rom, il quale, oltre ad ospitare dei rom e delle persone disagiate, offre attività per famiglie, mamme e ragazzi. Vi fanno riferimento quattro squadre di calcio, un gruppo di ballo tradizionale, una sala studio e tante altre iniziative.
Mons. János Székely, vescovo ausiliare di Budapest-Esztergom, nel benedire la cappella dedicata alla Presentazione della Beata Vergine Maria, ha ribadito che essa è la parte più importante e più sacra di tutto l’istituto ed è il cuore di tanti programmi proposti nell’ospizio. Tutte le settimane vi si celebra la messa nella lingua rom (lovari).

I lavori, costati circa 100 mila euro sono frutto della collaborazione tra l’arcidiocesi, di persone private, del Ministero per le Risorse Umane d’Ungheria e del comune di Esztergom.

martedì 25 aprile 2017

Messa in onore di Sant’Adalberto – un santo per l’Europa centrale


È stata celebrata dal Card. Stanislaw Rylko, sulla tomba di San Giovanni Paolo II, il 24 aprile, la S. Messa in onore di Sant’Adalberto vescovo e martire. Alla liturgia, quest’anno promossa dall’Ambasciata di Polonia presso la S. Sede, hanno concelebrato sacerdoti dei diversi paesi dell’Europa centrale, e hanno assistito i capi missione dei Paesi del „Gruppo di Visegrád”, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

Adalberto può essere considerato, infatti, un santo comune dei Paesi di Visegrád: nacque in Boemia e divenne vescovo di Praga, battezzò il futuro Santo Stefano re d’Ungheria (il quale poi gli dedicò la prima cattedrale del suo regno ad Esztergom) e subì il martirio nel territorio della Polonia, e la sua tomba si trova a Gniezno. Per un periodo visse come benedettino a Roma, presso Sant’Alessio e Bonifacio, sull’Aventino, mentre la Basilica di San Bartolomeo all’Isola oggi ne conserva alcune reliquie.
Il Card. Rylko alla messa di S. Adalberto
 
Il Cardinal Rylko ha rievocato l’omelia pronunciata da papa Giovanni Paolo II proprio a Gniezno, nel 1979: „Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo Papa – il quale porta nel suo animo profondamente impressa la storia della propria nazione dai suoi stessi inizi, ed anche la storia dei popoli fratelli e limitrofi – manifesti e confermi, in modo particolare, nella nostra epoca la loro presenza nella Chiesa e il loro peculiare contributo alla storia della cristianità? (…) Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito Santo, che questo Papa polacco, Papa slavo, proprio ora manifesti l’unità spirituale dell’Europa cristiana?”

Proseguendo, il Cardinale ha affermato che mentre oggi sono tanti i profeti di sventura e pochi quelli della speranza, i paesi dell’Europa Centrale potrebbero aiutare l’Europa a riscoprire le proprie radici cristiane.

Anche per rispondere all’appello, pronunciato nel 1982 a Compostela da Giovanni Paolo II: “Grido con amore a te, antica Europa: Ritrova te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricostruisci la tua unità spirituale, in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà. Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Non inorgoglirti delle tue conquiste fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative; non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono. Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo.”

lunedì 24 aprile 2017

giovedì 20 aprile 2017

Il Presidente del Parlamento ungherese al simposio “Il concetto di Stato nella prospettiva dell’insegnamento del Cardinal Joseph Ratzinger/Benedetto XVI”


Si è celebrato a Varsavia, nel 12.mo anniversario della sua elezione al soglio di Pietro e in occasione del suo 90.mo genetliaco, un simposio internazionale sul concetto dello stato nell’insegnamento di Benedetto XVI.
Tra i relatori del simposio, promosso dalle Autorità statali e religiose della Polonia, in collaborazione con la Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, è intervenuto anche il presidente dell’Assemblea Nazionale Ungherese.
Riecheggiando il monito del Papa emerito sui due concetti estremisti dello Stato, L’On. László Kövér ha voluto sottolineare come la sana laicità, sostenuta da Papa Benedetto, possa aiutare l’Europa non solo a combattere tali estremismi ma anche a ritrovare la propria anima.


Relatori del simposio internazionale a Varsavia
(foto: www.fondazioneratzinger.va)
 Pubblichiamo il discorso dell’On. László Kövér in versione italiana.

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L'On. László Kövér, insignito dell'Ordine al Merito della Polonia
(foto: MTI)
Per la maggior parte dei popoli dell’Europa Centrale la questione dello Stato fu essenziale nella loro storia. La creazione, il consolidamento, la difesa o la riconquista dell’esistenza statale fu al centro delle proprie aspirazioni nazionali. L’esistenza stessa di noi, ungheresi e polacchi, per esempio, fu a rischio quando non avevamo lo Stato.

Basti rievocare le spartizioni della Polonia o quella dell’Ungheria all’epoca della conquista ottomana. Abbiamo sofferto però anche quando lo stato totalitario, arrivato su carri armati stranieri, prese in ostaggio le nostre Nazioni. Ciò che accomunava le ideologie fondative di questi stati-mostro – ossia il nazismo e il comunismo, detto con altre parole: il socialismo nazionale e quello internazionale – fu proprio la volontà di sottomettere la persona, la famiglia, la nazione, la Chiesa.

Ci riconosciamo, pertanto in quanto papa Giovanni Paolo II ha acutamente formulato nel suo discorso alle Autorità statali della Polonia il 2 giugno 1979: “la ragion d’essere dello Stato è la sovranità della nazione”.

Detto con altre parole: la missione dello Stato è quella di dare un quadro organizzativo alla vita della nazione. La nazione, invece, non è altro che il quadro fondamentale della vita della persona e della famiglia, la forma organizzativa comunitaria e organica dell’uomo, un elemento base dell’identità dell’individuo. Senza un’identità solida non esiste una coscienza stabile dei valori. Con una coscienza di valori perturbata o relativizzata viene sminuita la capacità dell’uomo di riconoscere, di realizzare e di difendere i propri interessi. Che così cadrà facilmente in balia delle diverse forze che lo vogliono sottomettere, dominare e, all’occasione, derubare. La conservazione dell’identità acquisisce, infatti, un’importanza crescente nella nostra epoca, quando sempre più mezzi tecnologici prima inimmaginabili sono ormai alla disposizione per manipolare l’identità, la coscienza e la vita dell’uomo.

Non è un caso che da grande pensatore della nostra epoca Joseph Ratzinger – Papa Benedetto XVI si è occupato in modo eminente della questione dello Stato. Ovviamente Egli l’ha affrontata da una prospettiva diversa, quella di una persona di Chiesa. Con logica cristallina ha dedotto che per adempiere la sua missione summenzionata, lo Stato ha bisogno di basi morali che però non deve inventarsi da sé. Ha quindi bisogno di un’apertura verso il trascendente, di riconoscere la verità di un ordine a se stesso superiore.

Noi centro-europei abbiamo, infatti, sofferto abbastanza per la mancanza di tutto ciò, sotto le dittature del XX secolo. I totalitarismi finora conosciuti hanno voluto, infatti, stabilire loro stessi cosa fosse la verità, imponendola alle persone e spazzando via tutto quanto avesse potuto opporsi: la nazione, la Chiesa, la famiglia.

Benedetto XVI ci ammonisce però che oggi nel mondo sta avanzando un nuovo totalitarismo: si tratta della dittatura del relativismo che non vuole creare una propria verità ma, con il relativismo, vuole uccidere il concetto stesso di verità. I mercenari di questo nuovo totalitarismo considerano tutto relativo, da adattare alle opinioni e ai desideri della maggioranza del momento che però cercano allo stesso tempo di influenzare loro stessi con i metodi dell’industria del pensiero. Secondo i relativisti un’identità solida impedirebbe alla persona di stare al passo con lo sviluppo tecnologico del XXI secolo e perciò, in nome di una dignità trans-umana, propongono una “identità fluida” per tutti.

L’identità superiore, cioè trascendente, e il desiderio umano di averla è, però indistruttibile, come sottolinea Benedetto XVI, essendoci nell’uomo per sua natura presente il senso religioso. È quindi compito fondamentale dello Stato dare spazio alla religiosità delle persone che compongono la nazione da esso rappresentata. Senza però voler imporre alcuna religione a nessuno. Ciò viene indicato da Benedetto XVI come la “sana laicità”, importante criterio auspicato per gli stati odierni.

La sana laicità accetta come partner le comunità dei credenti, quale dimensione importante dei propri cittadini. Senza il rispetto di tale principio vi è il rischio di estremismi come, da una parte, la religione di stato imposta con la forza, il cui esempio supremo è dato oggi dallo Stato Islamico (ISIS). Oppure, dall’altro lato, la menzionata dittatura del relativismo, la quale, con la scusa della tolleranza intende, in realtà, confinare in modo intollerante nel ghetto della sfera privata ogni espressione religiosa, ma soprattutto quella cristiana. Essa vuole trattare alla stessa maniera la religione dell’amore e la religione che propugna invece la conquista violenta, ritenendole ambedue irrilevanti, preparando però in questa maniera, la propria rovina.

L’ideologia del relativismo è propagata da forze che si oppongono alle comunità tradizionali, depositari d’identità, come la famiglia, la Chiesa, la nazione e lo stato-nazione. L’identità, infatti, non è solo questione filosofica o (socio-)psicologica ma, nel XXI secolo, appare come un fattore di dominio. Spesso oggi se si vuole sottomettere una popolazione non gli si occupa il territorio, ma prima la coscienza e l’identità (è ciò che Papa Francesco chiama “colonizzazione ideologica”). Altrove, invece, è lo Stato che viene annientato brutalmente (vedi il caso della Siria e della Libia).

Abbiamo, perciò, grande bisogno dello Stato oggi, con la sua organizzazione, le sue istituzioni, per dare alla difesa delle persone un quadro e degli strumenti. Mentre, in nome della globalizzazione molti vorrebbero decretare la fine degli Stati e, specialmente di quello che chiamiamo stato-nazione, Benedetto XVI sottolinea, nell’enciclica Caritas in veritate, che sia invece auspicabile il rafforzamento del ruolo e delle competenze dello Stato. Aggiungendo che non sia necessario che lo Stato abbia dappertutto le medesime caratteristiche.

Sappiamo che non è possibile fermare la globalizzazione, a meno che questo processo sempre più frenetico e incontrollato non distrugga esso stesso le proprie basi, rigettando la nostra civiltà ad un grado inferiore di nuovo primitivismo e di nuova barbarie. È, però, come insegna Benedetto XVI, responsabilità della politica imporre un ordine e dei limiti alla globalizzazione per evitare che essa vada a discapito dei poveri e delle generazioni future.

Solamente gli stati-nazione, democratici ed europei, aperti alla cooperazione internazionale, sono in grado di massimizzare i vantaggi della globalizzazione a favore degli uomini europei e di minimizzarne gli svantaggi.

Gli Stati così concepiti, all’insegna della sana laicità, sono capaci anche di restituire l’anima all’Europa, restituirgli quei valori che rappresentano l’identità del continente. Solo in pochi sono stati capaci di indicare in modo così chiaro e coraggioso il grande problema spirituale dell’Europa, e dell’Occidente in generale, come Joseph Ratzinger. L’Europa di oggi, dice, sempre più spesso sembra contestare che ci siano dei valori universali ed assoluti. Ha abbandonato non solo Dio, ma ha commesso, addirittura, una “forma singolare di apostasia da se stessa”: non è da meravigliarsi quindi se arriva a dubitare della sua stessa identità.

È una manifestazione di questo dubitare il multiculturalismo che Joseph Ratzinger ha indicato come segno di uno strano “odio di sé dell'Occidente”: esso si apre alle altre culture mentre rinnega quanto sia parte della propria identità. Colpisce il monito di Benedetto XVI per cui questa eclissi delle forze spirituali è correlata al fatto che l’Europa anche dal punto di vista etnico-demografico sembra incamminata sulla via del congedo dalla storia.

Sono quindi queste le sfide di oggi per noi, persone di fede e responsabili politici dell’Europa Centrale ed Orientale. Gli insegnamenti di papa Benedetto XVI sullo Stato possono però esserci d’ispirazione e d’incoraggiamento.

Per realizzare una politica che consideri e metta al centro la persona umana nella sua integralità, determinato dal suo essere creato e dotato di anima. Una politica che difenda e sostenga la famiglia come cellula fondamentale della società. Una politica che abbia un approccio armonico sia nei confronti dell’individuo che della società. Una politica che non consideri un ostacolo ma, invece, un’opportunità la cultura e l’identità delle nazioni. Una politica che non faccia dell’Europa un impero centralizzato e antidemocratico ma una famiglia delle nazioni libere e in cooperazione democratica tra di loro.

Ebbene, in mezzo all’odierna crisi spirituale e morale dell’Europa, hanno bisogno proprio di questa conferma i politici e le persone impegnate nella vita pubblica, convinti, con Benedetto XVI, che le basi dell’umanismo e della libertà delle nostre società sono assicurate solo dai valori cristiani. Che il ripristino del consenso morale di fondo sia la condizione della sopravvivenza dello Stato e della società. Che la lotta per il ruolo pubblico del cristianesimo sia una lotta anche per le basi dell’umanismo e dei valori umani, di cui anche lo Stato ha bisogno e che, rinunciandovi, anche il cristianesimo rinuncerebbe a se stessa. Ma così lo Stato non diverrebbe più pluralistico o più libero ma perderebbe solo le proprie fondamenta.

Mentre la politica cosiddetta di sinistra o liberale non solo rafforza, ma addirittura suscita quei problemi dei quali Benedetto XVI ci mette in guardia, una parte significativa dei politici europei, sedicenti democristiani, non credono più in un futuro cristiano. E questo aumenta la responsabilità di coloro che, invece, credono solo in esso.

Dio benedica papa Benedetto – e aiuti noi a divenire più saggi e più impegnati nella nostra vocazione.

(Traduzione italiana a cura dell’Ambasciata d’Ungheria presso la S. Sede)

Rossoporpora - INTEGRAZIONE DEI ROM: UN BUON ESEMPIO DALL’UNGHERIA


"L’ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede (con il sostegno del Fondo nazionale ungherese per la cultura e l’Istituto Balassi) ha scelto di andare controcorrente, promovendo venerdì 7 aprile a Palazzo Falconieri in via Giulia un convegno internazionale “sulla situazione dei rom in Europa – pastorale ed integrazione sociale”. 
 
Un bel resoconto dettagliato sulla Conferenza internazionale "La situazione dei rom in Europa" sul sito Rossoporpora di Giuseppe Rusconi.

lunedì 17 aprile 2017

Auguri dall'Ungheria al Papa emerito Benedetto XVI

Il Presidente dell'Ungheria, S.E. János Áder ha indirizzato una lettera di auguri a Sua Santità il Papa emerito Benedetto XVI, in occasione del suo novantesimo genetliaco.

* * *

IL PRESIDENTE DELL’UNGHERIA

A Sua Santità
Benedetto XVI, papa emerito

Beatissimo Padre,

in occasione del Suo novantesimo genetliaco mi è gradito di porgere il mio profondo ossequio a Vostra Santità, con filiale affetto.

Viviamo dei tempi segnati da drammatici mutamenti: lo sviluppo quasi inafferrabile delle tecnologie trasforma la vita quotidiana, cambia la forma e il contenuto delle relazioni personali, cresce in misura mai vista l’interdipendenza globale, ma anche la comune responsabilità nei confronti dell’avvenire della nostra Terra. Tutto ciò pone delle sfide all’umanità alle quali non si sono ancora trovate le risposte.

Questa ricerca, poi, può lasciar spazio a delle ideologie alla moda: all’opportunismo che offre soluzioni facili, mettendo al primo posto le proprie voglie, nonché al relativismo che mette in dubbio persino le basi morali. E, come Vostra Santità ha affermato: è molto difficile trovare in questo nostro contesto culturale l'incontro con Cristo” [Discorso ai Parroci e al Clero di Roma, 22.02.2007 – ndt.].

Possiamo dirci fortunati poiché Vostra Santità sin dall’inizio ha individuato i dilemmi della nostra epoca ed ha affermato con incrollabile certezza i principi morali importanti, che trascendono le dimensioni fatte dall’uomo, per sottolineare l’importanza della fede in Dio. Io stesso sono convinto che avremo un’Europa forte, competitiva e sostenibile, solamente se cercheremo le risposte alle sfide contemporanee nello spirito del nostro patrimonio cristiano.

Mi è di sincera gioia poter ringraziare Vostra Santità in questo insigne anniversario per la Sua opera grandiosa e lungimirante che è stato un regalo per tutti: per i fedeli cattolici, per quelli di altre religioni, ma anche per i non credenti. Il Suo magistero, duraturo nel tempo e pieno di speranza per il futuro, è stato d’indirizzo anche per la Nazione ungherese, di cui Le siamo sinceramente grati.

Mi è gradito di porgere a Vostra Santità, a nome di tutti i miei compatrioti e mio personale, auguri di buona Pasqua, di buona salute, di tanta forza e successo nella vita.

Budapest, il 10 aprile 2017

f.to
János Áder

(traduzione di cortesia dell’Ambasciata d’Ungheria presso la S. Sede)


Lettera del Presidente Áder a Papa Benedetto

domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua - Áldott Húsvétot!

 
Tanti auguri di buona Pasqua
dall'Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede!


 
Risurrezione
 
Vetrata della Chiesa di Ognissanti a Farkasrét (Budapest) - opera di István Szabó

venerdì 14 aprile 2017

Provvedimento del Parlamento ungherese: giorno di riposo per il Venerdì Santo


È la prima volta che il Venerdì Santo sarà giorno di riposo in Ungheria, quindi alla pari della Pasquetta. Si tratta del compimento di un antico desiderio, ma anche di un gesto verso i protestanti, in occasione del 500mo della Riforma.


Mihály Munkácsy: Il Giudizio di Pilato (Debrecen, Ungheria)
Il Venerdì Santo è, infatti, particolarmente vicino alla sensibilità protestante come festa liturgica. Finora però si ritenne ufficialmente di non poter aumentare i giorni non lavorativi, perché l’economia dell’Ungheria non sarebbe stata in grado di sostenerlo. Adesso, invece, lo stesso ministro dell’economia è stato tra i firmatari della relativa proposta di legge, a testimonianza della sua sostenibilità anche economica.

Annunciato dal Primo Ministro Viktor Orbán nell’ottobre dello scorso anno, significativamente in occasione della sua visita al Concilio della Chiesa Riformata Ungherese, la legge N. XIV del 2017 è stata votata dal Parlamento di Budapest il 3 marzo scorso, con 163 vori a favore (e due astenuti).


Mihály Munkácsy: Ecce Homo (Debrecen, Ungheria)
Durante il dibattito in Aula, il Ministro per le Capacità Umane, On. Zoltán Balog (lui stesso pastore riformato) ha voluto illustrare le ragioni che hanno portato al provvedimento sia con i valori sia con gli interessi:

martedì 11 aprile 2017

Hungarian Deputy State Secretary on Roma integration: Europe's most comprehensive program in cooperation with Churches


Ms Katalin Langerné Victor, Deputy State Secretary for Social Inclusion of the Government of Hungary addressed the International Conference on “Roma People in Europe – Pastoral Care and Social Integration”, organized on April 7 by the Hungarian Embassy to the Holy See.

Some excerpts from her speech.

 

Deputy State Secretary Langerné with a Roma folk art designed dress
(Foto: Klára Várhelyi)
During the last decades a lot of different programmes have been put in place in Hungary, like in other countries, in order to improve living conditions of Roma people, helping them to find a stable settlement and to participate in education and work. (…) For all these people the real changes, promising a long-term positive development, took place only after 2010.

The Roma community is the priority target group of the Hungarian National Social Inclusion Strategy which was adopted in 2011 based on scientific data. This is Europe's most comprehensive program already in the phase of implementation, and it is no coincidence that all EU countries consider it as a model and have been creating their own program based on ours. The main areas of intervention of our strategy cover education, housing, employment, health and of course Christian pastoral care. (…)


Conferenza sulla “Situazione dei rom in Europa”


La conferenza internazionale sulla “Situazione dei rom in Europa – pastorale ed integrazione sociale” è stata organizzata dall’Ambasciata d’Ungheria il 7 aprile 2017, vigilia della Giornata Internazionale dei Rom.
 
L'Amb. Salm e il Card. Turkson alla conferenza
(foto: K. Várhelyi)

I primi relatori sono stati il Cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nuovo responsabile vaticano della pastorale dei rom, che ha dato lettura al messaggio del Santo Padre; il vice-segretario stato ungherese per l’integrazione sociale, Sig.ra Katalin Langerné Victor e l’Ambasciatore dell’Ordine di Malta per il Popolo Rom, Franz Salm-Reifferscheidt.
Esperti della Comunità di Sant’Egidio, della Fondazione Migrantes, nonché di Austria, Macedonia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna hanno presentato le esperienze dei loro paesi. Presenti nelle fila del pubblico il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta Albrecht von Boeselager, numerosi ambasciatori accreditati in Vaticano e, soprattutto, operatori del settore.

Testimonianza musicale di Zoltán Mága
(foto: K. Várhelyi
La conferenza è stata inaugurata con un fuori programma musicale del Maestro Zoltán Mága, accompagnato dalla sua orchestra. Il violinista zigano di fama internazionale, conosciuto in Ungheria anche per le sue iniziative di carità, ha voluto partecipare alla conferenza per portare la propria testimonianza personale. Nel suo breve saluto ha sottolineato l’importanza del ruolo dei genitori: suo padre aveva fatto dei sacrifici personali per poterlo istruire e così dargli la possibilità di sviluppare il proprio talento.

Presentazione di Mons. Székely
(foto: K. Várhelyi)
Sempre dall’Ungheria sono stati presenti ben due vescovi, a dimostrazione dell’importanza del ruolo della Chiesa nel campo dell’inclusione sociale dei rom: Mons. János Székely, presidente della Commissione Caritas in Veritate della Conferenza Episcopale Ungherese, e Mons. Fülöp Kocsis, Metropolita della Chiesa Greco Cattolica ungherese. La relazione di Mons. Kocsis è stata accompagnata dalla testimonianza di uno studente universitario rom, Ádám Balázs, beneficiario dei programmi avviati dalla Chiesa in Ungheria.
Breve filmato (con sottotitoli in inglese) presenta il lavoro dei cd. Collegi Speciali Rom
della Chiesa Greco Cattolica Ungherese (di p. László Makkai)

Lo scopo della conferenza è stato illustrato dall’Ambasciatore d’Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen: parlare dei rom non a partire dai problemi ma richiamando l’attenzione alle realtà positive per dare un segno di speranza a questo popolo e a quanti lavorano per loro. L’Ambasciatore non ha mancato di condividere anche le proprie motivazioni familiari: suo trisnonno, l’Arciduca Giuseppe Carlo d’Austria fu, nella seconda metà dell’Ottocento il precursore dell’integrazione sociale dei rom in Ungheria, nonché studioso della loro lingua e cultura.

La Sig.ra langerné e l'Ambasciatore Habsburg
(Foto: Klára Várhelyi)

La sera stessa l’Orchestra da Camera di Budapest, guidato da Zoltán Mága ha offerto al pubblico un concerto omaggio di straordinario successo presso l’Accademia d’Ungheria a Via Giulia.
Concerto di Zoltán Mága per la Giornata Internazionale dei Rom
(foto: K. Várhelyi)
 

venerdì 7 aprile 2017

Messaggio di Papa Francesco ai partecipanti della Conferenza sulla Situazone dei rom in Europa

Il Santo Padre ha voluto onorare la Conferenza Internazionale "Situazione dei Rom in Europa – Pastorale ed integrazione sociale" organizzata oggi dall'Ambasciata d'Ungheria presso la Santa Sede, con il seguente messaggio ai partecipanti, affidato a Sua Eminenza il Cardinale Peter Turkson.
 
 
* * *

From the Vatican, 4 April 2017

His Eminence Cardinal Peter Turkson
Prefect
Dicastery for Promoting Integral Human Development

His Holiness Pope Francis was pleased to learn of the conference, to be held on 7 April 2017, which has been organized by the Embassy of Hungary to the Holy See, reflecting on the integration of the Roma people in the broader European community. His Holiness encourages those gathered to consider the many ways that the Roma community is excluded from participating in and benefitting from society, so that solutions may be found to overcoming the barriers that prevent them from enjoying their fundamental rights and fulfilling their duties. For when individuals and communities are free to participate fully in public life and offer their contribution, “it is possible to build peaceful coexistence, in which the different cultures and traditions protect their respective values, not by adopting a closed or opposing attitude, but through dialogue and integration” (Address of Pope Francis to Participants in the Pilgrimage of Roma People, 26 October 2015). In this way, the good of all in society is preserved and promoted, and those most marginalized are able to share in the full life of the community. With these sentiments, Pope Francis offers the assurances of his prayerful good wishes, and he invokes upon those gathered the abundant divine blessing of peace and strength.

Cardinal Pietro Parolin
Secretary of State

Amb. Franz Salm (SMOM), Card. Peter Turkson (Santa Sede),
Amb. Eduard Habsburg-Lothringen (Ungheria) alla conferenza

(foto: Klára Várhelyi)

giovedì 6 aprile 2017

Prosciutti di Pasqua ungheresi per il Papa


Il piatto tradizionale ungherese per la Pasqua è il prosciutto affumicato. È per questo che un gruppo di pellegrini, guidati dal diacono András Antal di Csévharaszt ha voluto offrire proprio 72 prelibati prosciutti per Papa Francesco e per i suoi poveri, in vista delle festività pasquali. Oltre i prosciutti hanno regalato anche tre agnelli per la cucina di Casa Santa Marta.

Il tutto è stato prodotto da loro, ossia dalla comunità dell’Isola della Misericordia di Csévharaszt, dove il Sig. Antal è diacono permanente e dove svolge un’estesa opera assistenziale a favore delle varie categorie di bisognosi. Prima di tutto pregando con loro ma anche dandogli del lavoro.

Il diacono András Antal ha scritto una lettera a Papa Francesco descrivendo la loro comunità e il loro operato, offrendo i prosciutti per i poveri assistiti dal Santo Padre. Così il 5 aprile la piccola delegazione di Csévharaszt, guidata dal diacono Antal e dal Sindaco Balázs Mocsáry, è stata ricevuta dal Santo Padre in Piazza San Pietro, e gli ha potuto consegnare un bel prosciutto di 17 chili (il resto è stato subito portato negli appositi depositi del Vaticano). Papa Francesco ha ascoltato la storia di András Antal e l’ha ringraziato con sentite parole per quanto sta facendo per i poveri.




 
Prosciutto pasquale per papa Francesco - la delegazione è stata presentata
dall'Ambasciatore d'Ungheria Eduard HabsburgLothringen (foto: Sz. Koszticsák)

 
 
Così descrive l’evento l’Osservatore Romano:

 
Settantadue prosciutti affumicati ungheresi “per i poveri assistiti da Papa Francesco”: a portare questo particolare dono e stato il diacono permanente Andras Antal, sposato e padre di quattro figli, amministratore della parrocchia di Csevharaszt che comprende anche altri sette piccoli paesi, nella diocesi di Vac.

Andras vive con la porta della parrocchia aperta a tutti e così per tante persone la chiesa e divenuta veramente la seconda casa. La prima preoccupazione ma anche la prima ricchezza della comunità, confida, sono i poveri: Non abbiamo molto, pero lo condividiamo e per questo abbiamo chiamato la parrocchia isola della misericordia.

Ecco, allora, pasti caldi e pane per i bisognosi, la scuola per i rom e i bambini svantaggiati, la visita ai malati, anche nei reparti psichiatrici, l’assistenza ai disoccupati”.

(L’Osservatore Romano, 6 aprile 2017, pag. 7.)
Papa Francesco ha apprezzato il dono
(foto: Sz. Koszticsák)