giovedì 29 settembre 2016

Nuovo sepolcro per Áron Márton


Riposa da oggi in nuovo sarcofago maestoso di pietra bianca il corpo del Servo di Dio Áron Márton, Vescovo di Transilvania. Traslato nella navata meridionale della splendida cattedrale romanica di Gyulafehérvár (Alba Iulia), i fedeli potranno d’ora in poi rendergli omaggio con più facilità. Tale è, infatti l’afflusso dei pellegrini – ungheresi della Transilvania, ma non solo – alla tomba del loro amato vescovo che si è ritenuto meglio spostarlo dalla cripta vescovile, con il permesso della Santa Sede.

Il sepolcro di Áron Márton nella Cattedrale di Gyulafehérvár (Alba Iulia),
con giovani in costume tradizionale siculo.
(Foto: Magyar Kurír)
La cerimonia si è svolta nella festa di San Michele, titolare dell’antica cattedrale, nel 36mo anniversario della pia morte dell’integerrimo servo del Signore, come lo definì San Giovanni Paolo II. A presiedere la liturgia è stato Mons. Miguel Maury Buendía nunzio apostolico di Bucarest, alla presenza di numerose autorità ecclesiastiche e civili ungheresi, nonché di migliaia di fedeli arrivati dai vari Paesi del Bacino dei Carpazi.

L’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, in collaborazione con il Comitato per le Celebrazioni dell’Anno Memoriale Áron Márton e la Segreteria di Stato per gli Affari Nazionali ungheresi, ricorderà Áron Márton con il concerto del Coro Santa Cecilia di Kolozsvár (Cluj) giovedì 6 ottobre 2016, a Roma.


mercoledì 28 settembre 2016

Hanno aiutato i migranti bisognosi – ringraziamenti ufficiali del Governo ungherese ai volontari

Nel primo anniversario della fase acuta della crisi dei migranti che ha investito l’Ungheria nel 2015 sono arrivati i ringraziamenti ufficiali del Ministro per le Risorse Umane alle organizzazioni di soccorso ungheresi che si erano prodigati per assistere le persone bisognose sulla frontiera ungherese.
 
I rappresentanti della Caritas Ungherese, della Caritas Ecumenica, dell’Associazione Caritativa Ungherese dell'Ordine di Malta, della Caritas della Chiesa Riformata di Ungheria, della Caritas Ungherese dei Battisti e della Croce Rossa Ungherese hanno ricevuto il diploma di benemerenza dalle mani del Sottosegretario alle Risorse Umane On. Bence Rétvári e del Sottosegretario per i Rapporti con le Chiese Dott. Miklós Soltész il 27 settembre a Budapest.
 
Rappresentanti del volontariato ungherese nella cerimonia di ringraziamento
(foto: Katolikus Kaitász)
 
Il Sottosegretario Soltész ha ricordato che l’anno scorso centinaia di migliaia di persone hanno attraversato l’Ungheria che ha posto il Governo di fronte ad un enorme dilemma. Esso ha scelto di difendere le frontiere dello Stato ma, allo stesso tempo, ha voluto anche aiutare chi ne aveva veramente bisogno. Qui è stato essenziale la tradizionale buona collaborazione con le varie organizzazioni caritative a sfondo religioso, riunite nel Consiglio Caritativo, tavola di coordinamento istituita presso il Ministero delle Risorse Umane.

Grazie all’impegno dei loro volontari, le organizzazioni caritative hanno portato sollievo a quanti ne avevano bisogno. La collaborazione con il Governo ungherese è stata esemplare: i 450 milioni di Fiorini (1,4 milioni di EUR) di finanziamento statale sono stati moltiplicati dal lavoro di volontariato di migliaia di ungheresi che hanno distribuito, in trenta località, centinaia di tonnellate di viveri ed hanno organizzato l’assistenza medica a centinaia di bambini. E, attraverso queste organizzazioni, l’Ungheria ha potuto dare una mano anche nei Paesi vicini, affetti dalla stessa crisi.
 
Parlando del futuro il Sottosegretario Rétvári ha, invece, sottolineato come, secondo la posizione ufficiale del Governo ungherese, sia preferibile dare gli aiuti dove la necessità si presenta, aiutando le persone a vivere una vita dignitosa nella propria patria, invece di importare i problemi degli altri in Europa.
 
E l’Ungheria è pronta a dare un contributo fattivo, in collaborazione con le organizzazioni caritative a sfondo religioso. Così, per esempio, una delegazione della Caritas Ecumenica Ungherese è in partenza per l’Iraq, mentre il Governo ungherese ha offerto tre milioni di Euro per il Fondo Madad dell’Unione Europea per la Siria.

martedì 27 settembre 2016

Zenit - Quella “narrativa distorta” contro l’Ungheria (troppo) cristiana

Quella “narrativa distorta” contro l’Ungheria (troppo) cristiana

Domenica prossima il referendum sull’accoglienza dei migranti, i riflettori internazionali tornato a puntare sul Paese magiaro Zenit,

Rossoporpora - intervista all'Ambasciatore d'Ungheria

UNGHERIA/REFERENDUM 2 OTTOBRE: OCCASIONE PER MIGLIORARE L'UE

Ampia intervista a Eduard Habsburg-Lothringen, ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede su ragioni e contenuti del referendum del 2 ottobre. Quali i motivi della campagna ostile scatenata contro l’Ungheria da molti media occidentali, anche cattolici? Il grande malinteso degli avvenimenti ungheresi dell’estate 2015. Gli sforzi dell’Ungheria per onorare la carità all’interno del Paese e nei confronti dei cristiani perseguitati mediorientali. La Santa Sede, papa Francesco e l’Ungheria.


giovedì 22 settembre 2016

“L’integerrimo servo del Signore” – in memoria di Áron Márton, Vescovo di Transilvania


Il Servo di Dio Áron Márton, Vescovo della Transilvania tra il 1939 e il 1980 ha svolto il proprio ministero episcopale in un periodo storico che comprendeva la II Guerra Mondiale, l’Olocausto, l’occupazione sovietica, la presa di potere comunista, la perdita della libertà della Chiesa, la persecuzione e la difficile coesistenza con il potere.

 
Il Vescovo Áron Márton mantenne la fede e sostenne quella degli altri fedeli, pur attraversando personalmente tanta sofferenza, come la prigione e il confino. Quando, nel 1980, su sua reiterata domanda, San Giovanni Paolo II ne accettò le dimissioni lo volle apostrofare come “integerrimo servo del Signore”.

 
In questa frase è riassunto tutto il significato della vita e dell’opera di Áron Márton. Non è esagerato paragonare l’importanza del suo ministero pastorale in Transilvania a quella che Karol Wojtyla ha significato per la Polonia.

 
Il processo di beatificazione del Servo di Dio Áron Márton è ormai in corso. La ricognizione dei suoi resti mortali è stata effettuata proprio in questi giorni. Per venire incontro alle sempre più numerose visite, il 29 settembre 2016 avverrà la traslazione della sua salma, dalla cripta della Cattedrale di Gyulafehérvár/Alba Iulia in un sarcofago nella navata della cattedrale stessa.

 
Quest’anno ricorre il 120mo anniversario della nascita di Áron Márton. Un Comitato ne promuove le commemorazioni tutto l’anno. È stata preparata una mostra didattica di otto pannelli sulla sua vita, mentre nella collana dell’Editrice Velar è stata pubblicata una breve biografia illustrata.

 
Il Coro “S. Cecilia” della Parrocchia di San Michele di Kolozsvár/Cluj, dove Áron Márton ha servito prima di divenire vescovo, verrà a Roma in segno di ringraziamento e per commemorare il Vescovo Áron Márton.

 
La sera del 6 ottobre, alle 19:00, presso la Chiesa di S. Maria del Suffragio (Via Giulia 59, Roma) il Coro offrirà un breve concerto, con musiche sia classiche che moderne, di autori internazionali ed ungheresi. Sul luogo sarà visitabile la mostra e verrà presentato il libro biografico.

sabato 17 settembre 2016

Prezioso quadro con la Vergine e San Pantaleone ritrovato in soffitta a Budapest


Alcune chiese in Ungheria possono svelare dei tesori inaspettati, anche di origine italiana.

È successo un paio di anni fa che Fr. János Tokár, rettore della chiesa dei francescani di Pest (nel quartiere del Centro di Budapest) ha trovato in soffitta un dipinto assai rovinato. L’ha mostrato ad una esperta di restauro, la Prof.ssa Katalin Görbe, che ne ha intuito le qualità. Affidato alle cura degli allievi del Corso in restauro dell’Università delle Belle Arti di Budapest, il quadro si è rivelato essere un’opera barocca di pregio dell’inizio del Seicento.

Sebbene sul retro vi sia un’iscrizione secondaria che ne attribuisce la paternità a Jacopo Palma il Giovane, gli esperti dicono che si tratti piuttosto di un’opera a più mani di una scuola dell’Italia del Centro-Nord, eventualmente veneziana.

Il quadro prima e dopo il restauro
(foto:
www.mke.hu)
La tela, originariamente una pala d’altare, raffigura la Vergine Assunta con santi e il donatore. La vera peculiarità del quadro è data dal libro aperto accanto alla figura di uno dei santi, il medico Pantaleone. Sulle pagine di esso si scorgono l’immagine di alcune piante e un nome. Ciò ha permesso di identificare nel libro raffigurato l’opera di Dioscoride, un medico-botanico dell’antichità, tradotta e pubblicata da Pietro Andrea Mattioli nella seconda metà del XVI secolo.

Non si sa per il momento come il quadro di grande pregio fosse arrivato in Ungheria. È però documentato che è stato donato ai francescani della Chiesa di San Pietro di Alcantara di Pest nel 1868 dalla famiglia nobile ungherese dei Luby. È noto che nel XIX secolo diversi mecenati ungheresi hanno fatto notevoli acquisti di opere d’arte in Italia. È così che per esempio il Museo delle Belle Arti di Budapest possiede una ricchissima collezione di pittura italiana, in parte proveniente dal lascito dell’arcivescovo di Eger, Giovanni Ladislao Pyrker, già patriarca di Venezia (1820-1827).

Per approfondire la storia del quadro e del suo restauro si può consultare l’articolo (anche in lingua italiana) sul sito dell’Università delle Belle Arti di Budapest. Per presentare il quadro restaurato, una piccola mostra è stata allestita presso l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest, inaugurata da una conferenza di approfondimento del tema. Dopo la mostra il quadro verrà ricollocato sulla parete del presbiterio della chiesa dei francescani, vero centro spirituale della capitale ungherese.

venerdì 16 settembre 2016

giovedì 15 settembre 2016

Zenit - Cristiani perseguitati: l'Ungheria "lancia un ponte"

Pubblichiamo l'intervista concessa a Zenit dall'Ambasciatore d'Ungheria Eduard Habsburg-Lothringen:


L’impegno dell’Ungheria per difendere i cristiani in Medio Oriente


Creato un Sottosegretariato di Stato che si occuperà dei cristiani perseguitati: un modo per difendere la cristianità in Medio Oriente e per affrontare la crisi dei rifugiati in Europa

L’Ungheria lancia un ponte di solidarietà verso i cristiani perseguitati nel Medio Oriente. Il Paese magiaro varca il muro di retorica piantato in Occidente e interviene in modo concreto per aiutare i popoli vessati a non abbandonare la loro terra patria.

Il primo ministro Viktor Orbán, dopo l’incontro annuale dei legislatori cattolici, che si è tenuto a Frascati a fine agosto, ha deciso di creare un Sottosegretariato di Stato ungherese che si occuperà dei cristiani perseguitati. Il nuovo ufficio sarà occupato da Tamas Torok. Destinata anche una cospicua cifra all’impegno di aiutare i cristiani mediorientali.

Impegno che ha un valore duplice. Da un lato difende la cristianità, di cui storicamente l’Ungheria è cerniera in Europa, in luoghi dove essa oggi è minacciata; dall’altro affronta la crisi migratoria risalendo alla sua radice. L’Ungheria sostiene infatti che i popoli vadano possibilmente aiutati a vivere una vita dignitosa, in pace e sicurezza, nella loro terra.

Obiettivo, quest’ultimo, che raccoglie un principio enunciato nel 2013 da Benedetto XVI, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”.

Eduard Karl Habsburg-Lothringen, Ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, si è concesso a ZENIT per un’intervista a proposito di questo impegno che si è assunto il Governo del suo Paese.

venerdì 9 settembre 2016

L’Ungheria aiuta i cristiani perseguitati


È solo una faccia della medaglia la determinazione con la quale l’Ungheria difende le proprie frontiere Schengen contro gli ingressi illegali e clandestini. L’altra, invece, è data dall’impegno a promuovere azioni umanitarie dove ce ne sia bisogno. Secondo la posizione ungherese, infatti, la gente va possibilmente aiutata a vivere una vita dignitosa, in pace e sicurezza, nella propria terra.

Tale obiettivo il Governo Orbán lo ha perseguito anche negli anni passati, destinando dei fondi a sostenere l’istruzione dei bambini del Medio Oriente, molti dei quali rifugiati nei Paesi limitrofi alla Siria, oppure in Iraq. Gli aiuti governativi sono stati affidati normalmente alle varie agenzie caritative religiose, come la Caritas Ungherese o l’Organizzazione Caritativa Ecumenica Ungherese che li fanno arrivare a destinazione in modo efficiente.

Durante l’incontro internazionale dei parlamentari cattolici a Frascati, alla fine di agosto, i partecipanti hanno potuto scambiare informazioni e vedute direttamente con i capi delle chiese cristiane del Medio Oriente. Sono stati ricevuti anche da papa Francesco in Vaticano. Da parte ungherese c’erano anche due politici di fede protestante, il Premier Viktor Orbán e il Ministro delle Risorse Umane Zoltán Balog, i quali hanno deciso in seguito di dare una forma più efficiente e concreta all’impegno governativo ungherese nel settore.

Così, di recente, è stata annunciata la creazione, presso il Ministero delle Risorse Umane, di un ufficio per le tematiche inerenti ai cristiani perseguitati nel mondo. La nuova struttura, guidata dal vice segretario di stato designato Tamás Török, sarà chiamata a seguire le vicende dei cristiani perseguitati, ma anche avrà pure il compito di coordinare le relative politiche ed iniziative del Governo ungherese. Il quale vi ha destinato, in prima istanza, la somma di tre milioni di Euro.

La decisione ungherese, forse anche perché poche sono le analoghe iniziative internazionali, ha fatto notizia nei media.

Vedasi per esempio:

Aci Stampa:
National Catholic Register:

Hungarian Government Creates New Department for Persecuted Christians


Crux:

domenica 4 settembre 2016

Nazioni Unite nel segno di Madre Teresa - Alle origini della Giornata Mondiale della Carità

L’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato, il 17 dicembre 2012, una risoluzione (A/RES/67/105) che dichiarava il 5 settembre la Giornata Mondiale della Carità (International Day of Charity). La data della nuova giornata coincide con l’anniversario della morte, e della memoria liturgica, di Madre Teresa di Calcutta.

Non si tratta di una coincidenza casuale, come si evince dalla stessa risoluzione ONU che elenca, tra le varie motivazioni di una tale giornata, anche il riconoscimento degli “sforzi di organizzazioni e di individui caritatevoli, compresa l’opera di Madre Teresa”.

Mentre le organizzazioni internazionali, compresa l’ONU, di solito preferiscono evitare iniziative a sfondo religioso, la figura di Madre Teresa, Premio Nobel per la Pace, è riuscita a mettere d’accordo tutti.

La proposta di risoluzione fu presentata all’Assemblea Generale dall’ambasciatore ungherese Csaba Kőrösi che ha voluto rilevare come lo scopo primario della risoluzione fosse quello di ricordare alla comunità internazionale che le opere di carità sono svolte ovunque da innumerevoli persone e da organizzazioni caritatevoli e di volontariato, soprattutto a livello locale e nazionale: “questo lavoro non sarebbe possibile senza la dedizione di milioni di persone i cui nomi non saranno a noi noti”.

Durante il dibattito il Rappresentante permanente dell’Albania, il Sig. Ferit Hoxha ha dichiarato: “L’Albania è lieta di sponsorizzare la bozza di risoluzione A/67/L.45 così come essa è stata presentata dal rappresentante dell’Ungheria. Vorrei ringraziare l’Ungheria per aver preso l’iniziativa e per l’eccellente lavoro svolto nel presentare il testo, dopo aver svolto un processo negoziale sereno ed efficace. (…) La carità è il frutto del lavoro di milioni di persone che possono prendersi cura di milioni di persone bisognose. Volendo scegliere una singola persona come simbolo della carità ai più alti livelli sarebbe stato difficile trovarne una diversa da Madre Teresa. Scegliendo la data del 5 settembre, il giorno in cui il mondo ha perso Madre Teresa, come giornata internazionale della carità, l’Assemblea Generale aiuta a renderla più tangibile, a portarla più vicina alla gente e a servire meglio l’obiettivo di riconoscere il ruolo della carità e di promuoverla nel mondo.”

L’Arcivescovo Francis Chullikat, Osservatore permanente della Santa Sede ha dichiarato: „La mia delegazione è lieta di esprimere il proprio sostegno per la bozza di risoluzione introdotta questa mattina (A/67/L.45), dal titolo „Giornata Internazionale della carità”, e desidera ringraziare in particolar modo il suo promotore principale, l’Ungheria, per questa sua iniziativa e per il modo cooperativo in cui ha condotto le consultazioni.  Il quindicesimo anniversario della morte della Beata Madre Teresa di Calcutta, Premio Nobel per la Pace, ci da un’opportunità per riflettere nuovamente sull’importanza del sostegno pubblico delle attività caritatevoli a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.”

Ma da dove è venuta l’idea della giornata mondiale della carità?

La proposta, come si è visto, è stata presentata all’ONU da parte dell’Ungheria. La Missione Permanente ungherese presso le Nazioni Unite, assieme al Ministero degli Affari Esteri d’Ungheria, ha lavorato alacremente per arrivare ad un consenso sulla proposta, appoggiata da ben 44 paesi (molti non di tradizione cristiana).

Le istruzioni sono partite però direttamente dall’Assemblea Nazionale di Budapest, la quale ha adottato il 23 maggio 2011 la Risoluzione parlamentare N. 33/2011.(V. 26.) dal titolo: “Sull’iniziativa da presentarsi all’Assemblea generale dell’ONU di dichiarare il 5 settembre, giorno della scomparsa di Madre Teresa di Calcutta, Giornata Internazionale della Carità”.

La risoluzione parlamentare faceva a sua volta riferimento alle “iniziative della società civile” che proponevano tale giornata mondiale. Si dice che sia stato un certo Jenő Balogh, pittore residente nella cittadina ungherese di Szekszárd, sul Danubio, a condurre una “battaglia” decennale per realizzare questa idea che gli era venuta durante alcuni suoi viaggi in India dove, avendo visto tanta bellezza ma anche tanta miseria, si era convinto dell’importanza di dare un segno di speranza anche ai più poveri. Ed era sicuro che il simbolo di tale speranza poteva essere solo Madre Teresa.

Il Signor Balogh ha raccontato alla stampa di aver scritto per anni e anni alle più svariate autorità nazionali ed internazionali, dalle quali ha sempre ricevuto ringraziamenti e incoraggiamenti, ma non se ne fece mai nulla. Infine ha deciso di rivolgersi alla moglie del Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, confidando nella forza dell’intuito femminile. Non si sa come, ma da allora l’iniziativa cominciò a prendere corpo… Ad ogni modo è stata proprio lei, la Signora Anikó Lévai ad inaugurare la prima statua di Madre Teresa a Budapest, il 5 settembre 2014, in occasione della seconda Giornata Mondiale della Carità.
Statua di S. Madre Teresa di Calcutta
sull'omonima piazza di Budapest, inaugurata nel 2014
(opera di Gábor Mihály - foto: Magyar Kurír)