sabato 31 dicembre 2016

Cristo Redentore di Rio in rosso-bianco-verde per l'Ungheria e il Beato Carlo d'Asburgo


Il Cristo Redentore di Rio - 30 dicembre 2016
(foto: Birgt Schulz / Ambasciata d'Ungheria in Brasilia)
La sera del 30 dicembre, l’Arcidiocesi di Rio de Janeiro ha fatto illuminare di rosso-bianco-verde, i colori della bandiera ungherese, la statua del Cristo Redentore che sovrasta la città.


(foto: Birgt Schulz / Ambasciata d'Ungheria in Brasilia)
Si è voluto rendere omaggio in questo modo all’Ungheria e al suo beato Re, Carlo IV d’Asburgo, nel centenario della sua incoronazione, avvenuta il 30 dicembre 1916, nella Chiesa di Mattia a Budapest.
 
Rio de Janeiro, 30 diccembre 2016
(foto: Birgt Schulz / Ambasciata d'Ungheria in Brasilia)
 

venerdì 30 dicembre 2016

Centenario del Beato Carlo d’Asburgo – l’omaggio di Rio de Janeiro


Oggi la monumentale statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro sarà illuminata con i colori ungheresi, in omaggio al Beato Carlo IV d’Asburgo, re d’Ungheria, in occasione del centenario della sua incoronazione. È un’usanza che la statua sia illuminata in modo speciale per richiamare l’attenzione a eventi e progetti di grande importanza.

 

Ecco la versione italiana del comunicato dell’Arcidiocesi di Rio:

 

Il 30 dicembre a Rio De Janeiro il Cristo Redentore sarà illuminato con i colori della bandiera ungherese, in occasione del centenario dell’incoronazione dell’ultimo re d’Ungheria, il Beato Carlo IV. Nel Brasile, secondo le statistiche, sono almeno 80-100 mila le persone di origini ungheresi e questo evento conferma e rafforza i rapporti tra i due Paesi.

L’evento, promosso dall’Arcivescovado di Rio de Janeiro con la collaborazione dell’Ambasciata d’Ungheria in Brasilia, ricorda la vita del Re Beato Carlo IV, uomo della pace che condannò gli orrori della guerra e cercò di prendere decisioni politiche sempre seguendo la sua fede. Durante il suo regno fu creato il primo ministero sociale in Ungheria.

Il papa San Giovanni Paolo II nel 2004 lo ha beatificato e uno dei miracoli per la beatificazione riguarda il Brasile (una suora polacca la cui gamba si ammalò gravemente, nella sua disperazione pregò a Carlo IV e il giorno seguente guarì completamente).

Si sa che gli ungheresi in Brasile hanno contribuito notevolmente allo sviluppo del nostro Paese e che, come l’Arcivescovado di Rio de Janeiro, anche l’Ungheria si impegna nella difesa dei valori cristiani. Sarà una grande gioia illuminare il Cristo Redentore di rosso, bianco e verde in questo giorno così importante per i nostri fratelli.


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Cristo Redentor iluminado com as cores húngaras


martedì 27 dicembre 2016

Ungheresi alla mostra dei “100 presepi”


Come di consuetudine, anche quest’anno l’Ambasciata d’Ungheria presso la S. Sede partecipa con presepi artigianali tradizionali alla nota Esposizione “100 presepi” di Roma, grazie alla collaborazione della Fondazione per l’Artigianato Ungherese (A Magyar Kézművességért Alapítvány - AMKA).

I sei presepi unghresi alla mostra del "100 presepi"
I 150 pezzi esposti alla XLI edizione della mostra provengono da 13 regioni d’Italia e da 40 paesi del mondo, e tra i sei presepi ungheresi possiamo ammirare quello ricamato di pizzo, quello intagliato in legno oppure quello fatto di foglie di granoturco.

Gli artisti ungheresi anche questa volta hanno rappresentato in diversi modi la tradizione ancora molto viva legata al presepe in Ungheria. Le materie prime, come le foglie di mais oppure il pizzo, rispecchiano l’artigianato ungherese nei diversi territori del Paese.
 

sabato 24 dicembre 2016

Piccolo e grande Natale


Auguri di Buon Natale con le Variazioni sul Natale di Zoltán Kocsis, celebre pianista e direttore d’orchestra ungherese scomparso recentemente.
Si tratta di una canzone natalizia ungherese semplice ma conosciutissima, “Piccolo Natale – Grande Natale” (Kiskarácsony, Nagykarácsony…), tramandata dalla tradizione popolare e raccolta da Zoltán Kodály.

Il Maestro Kocsis l’ha utilizzata per illustrare, con una quarantina di variazioni del tema principale, i diversi stili musicali dei popoli europei. È stato un suo regalo di Natale alla figlia Viktória, nel 2009-2010.
Nel 2011 fu Zoltán Kocsis a dirigere, nell’Aula Paolo VI, il concerto con il quale l’Ungheria, in qualità di Presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, ha voluto rendere omaggio al Santo Padre Benedetto XVI.

venerdì 23 dicembre 2016

Aiuti ungheresi alla chiesa di Tolentino danneggiata dal sisma


Tra gli edifici ecclesiastici danneggiati dal terremoto del 30 ottobre scorso vi è la Chiesa del SS. Cuore di Tolentino, sede della Venerabile Confraternita del S. Cuore di Gesù, di proprietà dei fratelli laici della Confraternita stessa.

Vista la grave situazione dell’edificio sacro, il Priore Andrea Carradori ha scritto una lettera al Primo Ministro d’Ungheria Viktor Orbán chiedendo il suo „personale aiuto per la ricostruzione della chiesa”, considerato anche quanto egli stava facendo in Ungheria per la “salvaguardia delle radici cristiane”.

L’Ambasciatore d’Ungheria presso la S. Sede, Eduard Habsburg-Lothringen ha voluto recarsi personalmente a Tolentino per conoscere la comunità colpita dal sisma. Accolto dal Priore Carradori, il 14 dicembre, l’Ambasciatore ha visitato la Città di Tolentino, facendo un sopralluogo anche nella Chiesa del S. Cuore di Gesù. Presso la sede comunale l’Ambasciatore Habsburg è stato ricevuto dal Sindaco Giuseppe Pezzanesi.

Il Primo Ministro ungherese, ricevuta la lettera del Priore Andrea Carradori, ha voluto portare la sua richiesta davanti al Governo. L’esecutivo ungherese, nella sua seduta del 19 dicembre, ha deciso di mettere a disposizione una somma considerevole per i lavori di restauro della Chiesa del S. Cuore di Gesù a Tolentino.

Nella risposta autografa al Priore il Primo Ministro Orbán ha affermato di aver desiderato anche in questo modo esprimere la solidarietà degli ungheresi “verso i nostri fratelli cristiani italiani colpiti da calamità naturale”. Anche perché “solo ritrovando i valori cristiani, i quali rappresentano tuttora la più importante forza di comunione per una Città e per un Paese intero, si può giovare al futuro dell’Europa”. La ricostruzione delle chiese deve essere, pertanto, cosa altrettanto naturale che quella delle abitazioni.

Visita Ambasciatore a Tolentino e a Camerino


Per portare la solidarietà dell’Ungheria alle popolazioni colpite dal recente terremoto nel Centro-Italia, l’Ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen si è recato a Tolentino mercoledì 14 dicembre.

È stato il Priore della Venerabile Confraternita del S. Cuore di Gesù, il Sig. Andrea Carradori ad invitarlo e ad accoglierlo a Tolentino. l’Ambasciatore è stato ricevuto in comune dal Sindaco Giuseppe Pezzanesi, poi ha visitato il centro e la Chiesa sede della Confraternita, divenuta inagibile dopo il sisma del 30 ottobre scorso, nonché il liceo coreutico.

Il pomeriggio, su segnalazione di una coppia di ungheresi di Camerino, la Prof. Adriana H. Herczeg, docente dell'Università di Camerino e suo marito, Adrian Herczeg, l’Ambasciatore Habsburg ha voluto recarsi in visita a Camerino per portare la sua solidarietà agli sfollati di quella città.

Ha visitato il campo sfollati e la mensa gestita dalla Croce Rossa Italiana. All’Associazione Sportiva Camerino Calcio ha donato un pallone da calcio, nello stile degli anni ’50, con la firma del famoso centravanti ungherese Ferenc Puskás.
 
L'edizione del 22 dicembre del settimanale diocesano, L'Appennino Camerte ha raccontato la visita dell'Ambasciatore a Camerino:
 

 

sabato 17 dicembre 2016

Card. Mindszenty: pronta la Positio sulla causa di beatificazione


Lunedì l’Ambasciatore Habsburg ha assistito ad un evento speciale presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Si è trattato della presentazione della Positio sulla causa di beatificazione del Cardinale József Mindszenty.

Michael von Habsburg-Lothringen e P. Vincenzo Criscuolo
Una copia della documentazione è stata consegnata dal Relatore Generale, Padre Vincenzo Criscuolo al Presidente dell’Associazione Mindszenty, Michael von Habsburg-Lothringen.

I prossimi passi saranno l’esame della Positio da parte di un gruppo di teologi e dai Cardinali, per essere poi finalmente presentato al Santo Padre.
La Positio del Card. Mindszenty
 

giovedì 15 dicembre 2016

Visita al Nuovo Gran Cancelliere SMOM


L’Ambasciatore d’Ungheria, Eduard Habsburg-Lothringen oggi è stato ricevuto al Palazzo Magistrale di Via Condotti, dove ha trasmesso il messaggio di congratulazioni del Governo ungherese al nuovo Gran Cancelliere del Sovrano Militare Ordine di Malta, Fra’ John Edward Critien in occasione della sua nomina, avvenuta ieri.

Il Gran Cancelliere ha apprezzato il gesto e ha voluto ricordare che gli intensi rapporti tra l’Ordine di Malta e il Governo ungherese sono tra i migliori al mondo.



L'Ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen con il Gran Cancelliere Fra’ John Edward Critien
(foto: SMOM)
 

 

martedì 13 dicembre 2016

La fiamma della Fede – Un dialogo con il cardinale Péter Erdő


È uscito più di un anno fa il libro intervista di Robert Moynihan e di Viktória Somogyi con il Cardinale Péter Erdő Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria. La prefazione, ad opera del cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio, è stata pubblicata da L’Osservatore Romano il 6 settembre 2015. Qui ne riportiamo l’introduzione, a firma di Robert Moynihan.


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ROBERT MOYNIHAN – VIKTORIA SOMOGYI


La fiamma della Fede


Un dialogo con il cardinale Péter Erdő

Prefazione di Angelo Card. Sodano


Introduzione


Tutti i viaggi hanno un inizio e una fine. Il viaggio di questo piccolo volume è cominciato quattro anni fa e si conclude adesso con questa breve introduzione che scrivo mentre alloggio per qualche giorno presso il Metropol Hotel di Mosca, in Russia.

L’idea di realizzare un libro-intervista con il cardinale Peter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e primate d’Ungheria, prese forma a Roma nella Pasqua del 2011.

Mi era capitato di conoscere ed apprezzare il cardinale nei primi anni del XXI secolo, intervistandolo dopo la sua nomina a cardinale, avvenuta il 21 ottobre 2003, all’età di cinquantuno anni. In quel momento era il più giovane porporato della Chiesa cattolica.

Lo avevo incontrato anche a Budapest per intervistarlo a seguito della sua elezione a presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, nell’ottobre del 2006, incarico che lo aveva reso uno dei leader ecclesiastici più illustri in Europa.

lunedì 5 dicembre 2016

A Budapest una nuova statua al Beato Carlo d’Asburgo


Statua del B. Carlo IV d'Asburgo a Budapest
(di Richárd Juha - foto: kormany.hu)
A cento anni dalla sua ascesa al trono, l’Ungheria ricorda l’Imperatore Carlo I d’Asburgo – per gli ungheresi re Carlo IV – con una statua nel centro di Budapest. Il busto di bronzo, opera dello scultore Richárd Juha, è stato inaugurato il 28 novembre 2016 nel parco cittadino vicino al Municipio della capitale, dal Vice Primo Ministro On. Zsolt Semjén e dai nipoti del sovrano.

L’On. Semjén ha rammentato che, nonostante il cambio di regime, ci sono voluti più di due decenni per parlare finalmente in modo sereno e obiettivo di quei capitoli che la storiografia del secondo dopoguerra ha sempre presentato in modo distorto, condannando quelli che fecero tanto per la patria ed esaltando gli invasori.

Sarebbe stato, infatti, più felice erigere la statua a Re Carlo IV già in occasione della sua beatificazione o ancor prima, in segno di venerazione da parte della nazione. È, pertanto, veramente cosa opportuna pagare questo tributo all’ultimo re d’Ungheria nel centenario della sua incoronazione. Quando ormai da due anni tutto il mondo ricorda il centenario della Grande Guerra è importante rievocare che è stato proprio Re Carlo l’unico regnante dell’epoca a desiderare sinceramente la pace e che, accettandone tutti i rischi, ha anche fatto tanto per realizzarla. Le sue proposte, però, non furono accolte né dagli alleati, né dai nemici, anzi venne tradito persino dalla sua stessa cerchia. È vero, all’epoca non si vedeva ancora, ma il progetto di spartizione della Monarchia Austro-Ungarica, nella testa dei futuri vincitori era già nato prima della guerra.

l’On. Zsolt Semjén nel suo discorso ha descritto il Beato re Carlo come un militare che ha sempre odiato gli orrori della guerra e ha avuto a cuore il destino dei suoi uomini. Beatificandolo nel 2004, San Giovanni Paolo II ha voluto scegliere come festa liturgica del Beato Imperatore-Re non la data della sua morte, bensì quella del suo matrimonio, il 21 ottobre, additandone la sua vita matrimoniale esemplare e sottolineando il matrimonio come una delle vie della santificazione personale. Il Vice Primo Ministro ungherese ha voluto infine ricordare che il popolo ungherese non può che essere fiero dei suoi regnanti santi: di Santo Stefano I, di San Ladislao I e del Beato Carlo IV.

Omaggio dei nipoti a Carlo IV
(foto: kormany.hu)
Nipote del Beato Re Carlo IV, Georg (György) Habsburg, ha voluto sottolineare che fu suo nonno l’unico capo di stato che partecipò di persona ai combattimenti della guerra. Fu un militare dedito e senza paura. Eppure, sin dal primo momento del suo regno volle fare di tutto per la pace, per porre fine alla guerra. Bisogna ricordare, inoltre, i suoi numerosi provvedimenti sociali, come l’istituzione del primo ministero degli affari sociali.

Carlo d’Asburgo ereditò il trono della Monarchia Austro-Ungarica con la morte dell’Imperatore e Re Francesco Giuseppe, avvenuta il 21 novembre 1916. Divenne re d’Ungheria a tutti gli effetti, secondo le leggi del Regno, con la sua incoronazione con la Sacra Corona di S. Stefano, avvenuta il 30 dicembre 1916 nella Chiesa di Mattia a Budapest.

venerdì 2 dicembre 2016

Mostra “Fidelissimus Pastor” sulla figura del Cardinale Mindszenty


La vita e le testimonianze della venerazione della figura del Cardinale József Mindszenty sono raccontate da una agile mostra realizzata dalla Fondazione Mindszenty, su commissione dell’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, con il sostegno del Comitato per il sessantesimo anniversario della Rivoluzione del 1956.

La sua attualità è data, oltre che dall’anniversario del 1956, dal settantesimo anniversario della creazione cardinalizia di József Mindszenty, la cui chiesa titolare è stata la Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio.
 
Proprio in questa straordinaria chiesa è stata esposta la mostra “Fidelissimus Pastor” per il mese di novembre.

Da dicembre la mostra è a disposizione degli interessati su richiesta, presso l’Ambasciata d’Ungheria.

Si tratta di sei pannelli, con foto, e testi in italiano. I panelli, facilmente montabili-smontabili, si reggono da sole e sono trasportabili in due apposite teche di legno.

 
Per informazioni: ungheriasantasede@gmail.com

mercoledì 30 novembre 2016

Messaggi di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo I alla BWS

Si è svolta nei giorni 28-30 novembre 2016 a Budapest la seconda edizione della “Budapest Water Summit”, incontro internazionale di alto livello sulle tematiche dell’acqua. Inaugurato dal Presidente ungherese János Áder, il summit è stato salutato da Papa Francesco e dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I.
Nel suo video-messaggio in inglese il Patriarca Bartolomeo I ha voluto rievocare l’iniziativa “Danube River of Life” (1999) che lo aveva visto partecipe, lungo il corso del Danubio, di un progetto di sensibilizzazione sui pericoli dell’inquinamento. Ha evidenziato, inoltre, come la Chiesa sia interessata alla salvezza di tutto il creato, rilevando altresì, che le minacce al creato rappresentano una minaccia all’umanità stessa. L’acqua è un diritto inviolabile e non-negoziabile di ogni essere umano. Finché non si è coscienti del pericolo del rifiuto a condividere le risorse naturali del pianeta continueremo a fronteggiare serie sfide e conflitti –ha affermato il Patriarca ecumenico. La sostenibilità non è solo questione di tecnologia e di come organizzare l’economia, ma una via alla convivenza pacifica.
Video-messaggio del Patriarca Bartolomeo I al BWS2016
(foto: BWS)
A nome del Santo Padre il Cardinale Pietro Parolin ha inviato al Presidente János Áder il seguente messaggio.
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“From the Vatican, 16 November 2016
His Excellency János Áder
President of the Republic of Hungary
His Holiness Pope Francis sends cordial greetings to you and to all participating in the „Budapest Water Summit”, being held from 28 to 30 November 2016. He extends his prayerful best wishes as you gather leaders and experts from the public and private spheres in order to seek new paths of cooperation between governments, organizations and peoples in securing potable water for all people, as well as in protecting this precious resource. His Holiness encourages all presents to keep foremost in their deliberations the communities they most desire to benefit, and to recall that “access to safe drinkable water is a basic and universal human right, since it is essential to human survival and, as such, is a condition for the exercise of other human rights” (Laudato Si’, 30). In this way, the Summit will offer a further contribution to understanding the duty of Governments and communities to ensure that no people thirst or be denied the water necessary for the fulfilment of their lives; for water is not simply another product for commerce, but the precious and wonderful gift of God. With these sentiments, Pope Francis assures all of you of his prayers and invokes upon you the divine blessings of wisdom and strength.
Cardinal Pietro Parolin
Secretary of State”

Aiuto ai cristiani perseguitati - articolo di John L. Allen jr

 

“Christians [in the Middle East] are hit by war, and because they are Christians,” said Bence Rétvári, Hungary’s Vice Minister for Human Capacities. “We’re like a brother who sees that his sister’s house is on fire, and we need to go put out the fire and then help rebuild the house.”

L'articolo completo è reperibile sul sito di Crux.


State Secretary Bence Rétvári interviewed by John L. Allen jr
(https://twitter.com/eduardhabsburg)

lunedì 28 novembre 2016

I cristiani sono il gruppo più perseguitato ma di loro si parla di meno


Visita in Vaticano del Sottosegretariato ungherese per la protezione e per il soccorso dei cristiani perseguitati

(a cura del Programma Ungherese della Radio Vaticana - Márta Vertse e P. László Vértesaljai SJ)

 

Visita ufficiale in Vaticano

Il 23 novembre Bence Rétvári, segretario di stato parlamentare del Ministero delle Risorse Umane e Tamás Török, vice-segretario di stato del Sottosegretariato per la protezione e per il soccorso dei cristiani perseguitati sono stati ricevuti in Vaticano da S. E. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. All’incontro ha partecipato anche Mons. Joseph Murphy, referente degli affari ungheresi. La delegazione ungherese poi si è incontrata con S. Em. Card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e, nella sede del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con Mons. Silvano Maria Tomasi segretario del dicastero.

I due segretari di stato in un’intervista rilasciata alla sezione ungherese della Radio Vaticana hanno spiegato l’iniziativa del governo del loro paese.
L'On. Rétvári e il Dott. Török alla Radio Vaticana con P. Vértesaljai SJ
(foto: RV)
 
Il motivo della creazione di un Sottosegretariato per la difesa dei Cristiani nel mondo

La decisione di creare un Sottosegretariato per la difesa dei Cristiani nel mondo giunge dopo la consueta riunione dei parlamentari cristiani europei e i rappresentanti cristiani mediorientali tenutasi recentemente vicino a Roma. Alla conferenza ha partecipato una delegazione governativa guidata dal Primo Ministro ungherese Viktor Orbán. Della delegazione faceva parte anche Zoltán Balog, Ministro delle Risorse Umane. Alla riunione si sono susseguite le testimonianze dei leader religiosi e fedeli laici cristiani provenienti dal Medio Oriente, dalla Corea del Nord e dall’Africa Settentrionale e Centrale. Il breve incontro ha evidenziato la drammaticità e la misura gigantesca della persecuzione dei cristiani in diverse parti del mondo, quindi il governo ungherese ha ritenuto opportuno di istituire un ufficio che richiami l’attenzione sul problema.

È vero che già nel 2011, cioè prima della crisi migratoria, quando l’Ungheria ha detenuto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, la persecuzione dei cristiani è stata inserita tra i temi principali della sua agenda.
La delegazione ungherese ricevuta in Segreteria di Stato
da S.E. Mons. Paul R. Gallagher e Mons. Joseph Murphy
 
I cristiani rappresentano il gruppo più perseguitato nel mondo

L’On. Bence Rétvári, segretario di stato ha rilevato che attualmente i cristiani rappresentano il gruppo più perseguitato nel mondo. L’Ungheria è un paese di tradizione, di cultura e di religione cristiana. Per questo motivo ritiene il suo dovere di aiutare queste persone. Si tratta di centinaia di milioni di vite umane. Non si tratta di un’esagerazione – questa è la cruda verità – ha sottolineato il politico. Ogni giorno, ogni ora, uomini, donne i bambini muoiono in tutto il mondo solo per il motivo di essere cristiani e non i seguaci di un’altra religione.

L’Ungheria ritiene suo dovere morale di richiamare l’attenzione del mondo alla persecuzione che queste persone devono subire nel 21mo secolo, che in Europa nessuno potrebbe neanche immaginare. Vogliamo che questo problema non sia trattato solamente da gruppi e organizzazioni civili, associazioni, non solo loro rappresentino la questione nell’ONU, nel Consiglio d’Europa, ma anche da uno stato membro. L’Ungheria vuole essere promotrice di quest’impegno, con centro a Budapest, da dove potrebbero irradiarsi le informazioni sulle grandi dimensioni della persecuzione dei cristiani nelle diverse parti del mondo.

… e di loro si parla di meno in assoluto

Diciamo spesso che le porte del mondo si sono spalancate, nell’epoca dell’internet l’informazione è libera. Questo è vero solo in parte. Le notizie sul fatto più grave, sulla persecuzione più grande non arrivano quasi mai. Questa è la nostra missione, il nostro compito: dobbiamo ristabilire l’equilibrio. I cristiani sono il gruppo più perseguitato e di loro si parla di meno in assoluto. Di gruppi molto meno numerosi ne parliamo molto di più: nascono dichiarazioni ufficiali, documenti ideologici che parlano di discriminazione legale, di svantaggio giuridico. Qui non si tratta di discriminazione legale ma di pericolo di vita che precede ogni altro pericolo. In Europa bisogna finalmente accettare che in molti luoghi del mondo cristiani soffrono a causa delle persecuzioni. Non possiamo chiudere gli occhi perché questo può costare la vita di migliaia di persone.

Dobbiamo aiutare le comunità cristiane a poter restare nel loro paese

Dobbiamo aiutare le persone che veramente sono vittime di persecuzioni, che fuggono veramente dal pericolo di morte, che vivono in zone di guerra. Dobbiamo aiutare le comunità cristiane a poter restare nel loro paese dove sono presenti da duemila anni e a poter vivere secondo la loro religione. Che non sia possibile in nessun paese punire con la pena di morte una persona che si converte dall’islam al cristianesimo, non sia perseguibile chi detiene a casa una Bibbia, non siano distrutte chiese e scuole cristiane. L’Ungheria conta di avere alleati in questo campo.

Sia riconosciuto: La crisi attuale del Medio Oriente creata dal sedicente Stato Islamico è un genocidio!

Dobbiamo muoverci in due direzioni. Da una parte richiamare l’attenzione tramite tutti i mezzi di comunicazione al fenomeno grave della persecuzione, dall’altra parte dobbiamo mettere in pratica le affermazioni del documento di base discusso recentemente nel parlamento ungherese (vedi testo .pdf) che senza riserve afferma: la crisi attuale del Medio Oriente creata dal sedicente Stato Islamico è un genocidio, crimine contro l’umanità. La Corte Penale Internazionale deve agire contro chi commette questi crimini feroci, deve punire gli ideatori e perpetratori di questo sistema disumano.

martedì 22 novembre 2016

Che cosa significa essere un Asburgo nel 21esimo secolo?

Nascere con il cognome Asburgo è divertente e strano allo stesso tempo. È bello essere parte di una famiglia con radici che risalgono a più di 1.000 anni fa. È sicuramente divertente avere un cugino che ti ospita in quasi tutti gli angoli del mondo. Il rovescio della medaglia è che, in un certo senso, si è sempre sotto indagine. I compagni di classe, ogni volta che il tuo cognome viene citato durante le lezioni di storia (in pratica in tutti i secoli, a partire dal XIII) ti osservano con aria strana. Tuttavia debbo ammettere che si tratta certamente di un’esperienza emozionante.
 
Un pensiero ci assilla costantemente: cosa vuol dire essere un Asburgo oggi? Qual è l'insieme dei valori comuni caratterizzanti il nome di questa casa regnante, che non governa più da quasi 100 anni?
 
In un certo senso, fu questa la domanda che la famiglia stessa si pose quando decise di tenere il nostro primo raduno internazionale dopo ormai più di 15 anni. Abbiamo così deciso di tornare alle nostre radici cattoliche e compiere un pellegrinaggio a Roma, al termine dell'Anno della Misericordia, per incontrare il Successore di Pietro. La decisione si è dimostrata essere molto saggia.
 
Dopo mesi di preparazione, quasi 300 membri della famiglia Asburgo, provenienti da tutto il mondo, sono arrivati a Roma per un fine settimana intenso. Il pellegrinaggio ha riunito componenti della famiglia che non si erano mai incontrati prima (tranne che attraverso una pagina privata di Facebook, utilizzata negli ultimi due anni), con un unico elemento in comune:  l’appartenenza a questa numerosa famiglia. Abbiamo trascorso piacevolmente il tempo insieme, abbiamo magiato la pasta, poi pregato e camminato per le vie di Roma insieme.
 

Durante il nostro incontro con Papa Francesco, che era inondato da decine di bambini nella sala Clementina ma parlava con amore anche con le "nonne", abbiamo scoperto che i valori che sono stati al centro della nostra famiglia da secoli, sono quelli che ci condurranno verso il futuro.
 
Il Papa ci ha parlato del nostro famoso antenato, il Beato Imperatore Carlo (la cui reliquia gli abbiamo offerto come regalo), sottolineando che il beato Carlo era, prima di tutto, un padre di famiglia. Francesco ci ha incoraggiato ad aiutare il mondo a riscoprire il valore della famiglia nei tempi odierni. Questa è per noi una cosa naturale. Io stesso, ad esempio, vivo beato con una moglie fantastica e sei meravigliosi figli – certo, non arrivo ai livelli dell’Imperatrice Maria Teresa, che ebbe sedici figli, ma comunque...
 
Il Santo Padre ci ha anche invitato ad imitare il beato Carlo, contribuendo a costruire un’Europa unita – cosa alla quale ci dedichiamo, attraverso il nostro impegno in politica o, nel mio caso, in qualità di diplomatico.
 
Papa Francesco ci ha incoraggiato a proseguire nelle molte attività sociali che ci vedono impegnati, come la promozione della pace (uno dei nostri cugini lavora nel Sud Sudan), l'aiuto ai poveri (come fanno tanti nostri cugini), agli emarginati e alle minoranze (il capo della nostra famiglia, Karl, si dedica a questo).
 
Il Papa è stato molto contento che fossero nate in seno alla famiglia anche vocazioni sacerdotali – mio fratello Paul è infatti il nostro primo sacerdote da quasi 200 anni e ve ne sono altri "sulla buona strada".
 
Ma, soprattutto, ci ha chiesto di essere un faro di pace in questi tempi molto difficili, come il Beato Carlo lo fu fin dal primo momento del suo regno, che ebbe inizio proprio 100 anni fa. Era l'unico monarca in Europa ad aver vissuto gli orrori della guerra in prima persona e l'unico che ascoltò l'appello alla pace di Papa Benedetto XV. Se poi, questa iniziativa di pace non andò in porto, non fu certo colpa sua. Il Papa ci ha invitato con decisione a promuovere la pace, come aveva fatto il Beato Carlo, "anche a costo di essere incompresi e derisi". Un messaggio che, volentieri, porteremo nel mondo.
 
Durante il nostro incontro abbiamo tutti colto il grande carisma di Papa Francesco: la sua comprensione istintiva delle persone, dei gruppi e dei Paesi e delle loro potenzialità attuali. Attraverso le istituzioni della Santa Sede, Papa Francesco è impegnato in processi di mediazione e di pace in tutto il mondo. Con le sue parole ci ha mostrato cosa vuol dire essere un Asburgo oggi.
 
Abbiamo scoperto che il significato non lo dobbiamo cercare altrove perché, semplicemente vivendo la nostra fede cattolica, ci saranno tutti gli elementi. È con questo spirito rinnovato che stiamo programmando la nostra prossima riunione di famiglia. Vediamo, dove ci porterà.


Eduard Habsburg

 
(L'orginale inglese è uscito sul "Catholic Herald", del 18 novembre 2016)

mercoledì 16 novembre 2016

Visita del Ministro degli Esteri ungherese in Vaticano


Il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio Internazionale d’Ungheria, On. Péter Szijjártó è stato ricevuto dal suo omologo vaticano, Mons. Paul Richard Gallagher venerdì 11 novembre. Il Ministro Szijjártó ha voluto restituire la visita a Budapest di Mons. Gallagher dell’anno scorso.

Il Ministro Péter Szijjártó e Mons. Paul Richard Gallagher in Vaticano
(foto: Ministero Affari Esteri ungherese)
Durante i cordiali colloqui sono stati toccati argomenti di comune interesse, come la situazione dell’UE, la crisi dei migranti e l’impegno a favore dei cristiani perseguitati. In relazione alla difesa dei cristiani l’On. Szijjártó ha sottolineato l’impegno del Governo ungherese, nonostante certi pregiudizi contrari che si riscontrano in Europa. Per quanto riguarda il fenomeno migratorio è stata sottolineata la necessità della solidarietà tra i Paesi coinvolti. Solidarietà che, secondo la posizione del Governo ungherese, si esprime non esclusivamente nell’accoglienza ma anche nell’aiuto ai Paesi di origine dei migranti, ma anche nella difesa delle proprie frontiere e nell’aiuto a difendere i propri confini ai Paesi che ne abbiano bisogno.

Visto che l’incontro è avvenuto nel giorno di San Martino il ministro degli esteri ungherese ha voluto regalare al Segretario per i Raporti con gli Stati una medaglia d’argento coniata dalla Banca Nazionale Ungherese per il XVII centenario della nascita del Santo. Da grande tifoso e, fino a poco fa anche giocatore di futsal, il Ministro Szijjártó ha portato a Mons. Gallagher anche un pallone di calcio, con la riproduzione della firma del grande campione ungherese degli anni ’50 Ferenc Puskás.


Un pallone di calcio in regalo a Mons. Gallagher
(foto: Ministero Affari Esteri ungherese)
L’Ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen, a sua volta, ha colto l’occasione per presentare ai due ministri degli esteri il volume, appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, sui rapporti diplomatici tra la Santa Sede e l’Ungheria.
 

martedì 15 novembre 2016

Celebrazioni a chiusura dell’Anno San Martino in Ungheria


Le celebrazioni conclusive dell’Anno San Martino in Ungheria si sono svolte in occasione della festa liturgica del Santo (11 novembre), nato 1700 anni fa a Savaria, l’odierna Szombathely, in Ungheria.
Il 10 novembre, nel Palazzo del Parlamento di Budapest, si è svolto il convegno “SanMartino e l’Europa”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Ungherese e dal Governo. Oltre agli interventi di Mons. András Veres, Presidente della Conferenza Episcopale e, fino a pochi mesi fa, vescovo di Szombathely, del Cardinale Péter Erdő Primate d’Ungheria, del Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale On. Sándor Lezsák e del Primo Ministro On. Viktor Orbán, diversi studiosi di scienze storiche e religiose hanno illustrato la vita e l’influsso di San Martino sulla vita religiosa in Europa.

Il Card. Erdő al convegno in Parlamento
(Foto: Zita Merényi/Magyar Kurír)
Il Cardinale Erdő, in particolare, ha sottolineato la rilevanza storica della “riforma” di Martino: dell’avvio, cioè, della pastorale delle campagne gettando le basi del moderno sistema parrocchiale, nonché della formazione dei futuri sacerdoti.

Celebrazione nell'Arciabazia di Monte San Martino/Pannonhalma
(Foto: Attila Lambert/Magyar Kurír)
L’11 novembre, nella Basilica di Pannonhalma, l’Arciabazia benedettina dedicata a San Martino, la solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna. Ha seguito una conferenza con la presentazione dei diversi progetti avviati o compiuti durante l’anno giubilare, come la distribuzione quotidiana di un pasto caldo ai poveri della zona, con il coinvolgimento degli studenti del liceo benedettino. All’occasione è stata presentata anche la versione inglese del catalogo della mostra “SanMartino e la Pannonia”, allestita a Szombathely e a Pannonhalma, le due località ungheresi più legate al Santo, che ha visto l’esposizione di numerosi reperti archeologici, finora inediti, ad illustrazione della continuità della vita cristiana nella Pannonia tra il IV e il IX secolo d.C.

Omaggio a S. Martino, al termine della processione a Szombathely
(Foto: Zita Merényi/Magyar Kurír)
A Szombathely, la sera del 12 novembre, dopo i vespri solenni celebrati nella Cattedrale da Mons. István Seregély, Arcivescovo emerito di Eger, la tradizionale processione con lampioni e torce si è snodata attraverso le vie del centro fino alla Chiesa di San Martino, costruita, secondo la tradizione, sulla casa natale del Santo.

La reliquia del capo di San Martino esposto alla venerazione dei fedeli
nella Cattedrale di Szombathely (Foto: Zita Merényi/Magyar Kurír)
Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, in occasione della chiusura dell’anno giubilare, ha salutato i vescovi ungheresi con una lettera speciale.