sabato 17 giugno 2017

Inaugurato in Ucraina nuovo centro per disabili dei Maltesi ungheresi


Nella città di Beregszász/Berehove, che si trova nella regione di Transcarpazia in Ucraina, lo scorso aprile è stato inaugurato il nuovo Centro Sociale dell’Ordine di Malta intitolato a Csilla von Boeselager, che si occuperà della cura dei bambini e adulti disabili nonché svolgerà un servizio caritativo e sociale. Il nuovo centro, benedetto dal Mons. Antal Majnek, vescovo di Munkács/Mukacevo ,è frutto della collaborazione di diverse istituzioni, tra cui il Servizio di Assistenza dell’Ordine di Malta in Ungheria e quello di Beregszász/Berehove, l’Istituto Pető di Budapest e il Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria.
Il nuovo centro dei Maltesi a Beregszász/Berehove
(foto: Magyar Kurír)

All’inaugurazione della struttura, l’On. Miklós Soltész, Segretario di Stato del Governo ungherese per gli affari religiosi, etnici e la società civile, ha sottolineato che organizzazioni caritative del Paese, insieme con gli ungheresi che vivono nei diversi paesi del mondo, svolgono un lavoro caritativo molto significativo in Ucraina e specialmente in Transcarpazia, aiutando non solo gli ungheresi della regione ma anche gli ucraini e gli altri gruppi etnici. Le attività comprendono la distribuzione di alimentari e farmaci, la gestione delle mense per poveri, la fornitura di dispositivi medici, mentre il nuovo centro sociale aiuterà lo sviluppo dei bambini con disabilità attraverso la preziosa collaborazione dell’Istituto Pető di Budapest.

Quest’ultimo è un istituto conosciuto in molti Paesi nel mondo e si occupa della “conductive education”, una terapia motoria nata in Ungheria negli anni ’50 grazie a Dott. András Pető, medico e professore ungherese. “L’educazione conduttiva è un metodo completo di apprendimento attraverso il quale gli individui con danni neurologici e problemi locomotori imparano a compiere in maniera specifica e consapevole quelle azioni che i bambini privi di tali compromissioni apprendono attraverso le normali esperienze di vita. I bambini sono incoraggiati a risolvere i problemi e a sviluppare una personalità orto-funzionale autonoma che favorisce la partecipazione, l’iniziativa, la determinazione, la motivazione, l’indipendenza e l’autosufficienza.”

Il Centro porta il nome della signora Csilla Freifrau von Boeselager, co-fondatrice nonché  Presidente Onorario a Vita del Servizio di Assistenza dell’Ordine di Malta in Ungheria, fondato nel 1987 insieme con P. Imre Kozma OH, fondatore e presidente dell’organizzazione caritativa.

giovedì 15 giugno 2017

P. Boulad sui pericoli dell’islamizzazione

I presupposti della convivenza delle religioni in Medio Oriente e la problematica dell’islamizzazione è stato oggetto di una conferenza il gesuita P. Henri Boulad, recentemente diventato cittadino ungherese, presso l’Università Cattolica “Pázmány Péter” di Budapest.
Conferenza del P. Boulad S.I. a Budapest (foto: Magyar Kurír)
P. Boulad, attraverso la storia della sua famiglia, ha spiegato come l’Egitto era, nel passato, aperto verso i cristiani e come è diventato chiuso con l’arrivo del potere dei Fratelli Musulmani, un “superpotere” diffuso in più di 80 paesi. Ha inoltre ribadito che lo scopo dell’associazione secondo la sua opinione è quello di introdurre la legge islamica (Sharia) in tutto il mondo. Usano metodi “furbi” cercando di convincere i media e, quando non ci riescono, con l’uso della violenza.
Secondo P. Boulad, con le attuali tendenze fra trent’anni l’Europa sarà musulmana. L’immigrazione, il numero elevato di figli nelle famiglie musulmane e la conversione all’Islam sono i tre fattori tramite cui questa religione si sta diffondendo. Nei territori islamici il numero dei cristiani è diminuito moltissimo – ha sottolineato il gesuita. In Egitto 10 milioni di copti cercano di sopravvivere tra 95 milioni di musulmani, mentre in Libia, in Libano e in Iraq, dove all’inizio del secolo XX i cristiani erano il 20%, sono attualmente circa il 2%. In Turchia, all’inizio del 1900, un terzo della popolazione era cristiana, mentre oggi è lo 0,3%.
E come ci si può difendere dall’avanzata islamica? Secondo P. Boulad ci sarebbero due metodi: quello intellettuale del confronto e del dibattito, oppure quello delle armi. Da uomini civilizzati si dovrebbe scegliere il primo, ma nei giorni nostri l’ideologia del politicamente corretto rende quasi impossibile l’espressione della propria opinione in merito, bollando subito d’islamofobia chiunque parli dei pericoli dell’Islam. Per questo, ha affermato P. Boulad, attualmente in Europa è quasi impossibile usare gli argomenti razionali, quindi restano le armi.
P. Boulad ha ammesso la sua “islamofobia”, ossia il suo rifiuto di un sistema ideologico oppressivo che nega la libertà. Del quale i musulmani stessi sono le prime vittime, non per caso ormai anche nel mondo musulmano ci sono diverse proteste contro questa ideologia.
Secondo il padre gesuita, il dialogo cristiano-islamico non ottiene risultati ormai da 50 anni, poiché ci si limita a parlare di quello che l’altra parte vuole sentire e non si dice quello che si pensa veramente. Purtroppo il potere si trova dove c’è il capitale finanziario che, come “una mano invisibile”, governa l’UE, gli Stati Uniti, ma anche la Chiesa Cattolica – ha ribadito P. Boulad. L’Europa dovrebbe, invece, aprire gli occhi per evitare di divenire teatro di sanguinose guerre civili. In questo senso è profetico il Primo Ministro Viktor Orbán, ha dichiarato P. Boulad, poiché ha richiamato l’attenzione a un fenomeno del quale l’Europa, ma spesso anche la Chiesa Cattolica, non vuole rendersi conto. L’Europa, infatti, è giunta a un punto di svolta e bisogna decidere se sottomettersi o adottare un altro approccio verso il problema dell’islamizzazione.

Convegno a Madrid sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente – l’intervento del Ministro degli esteri ungherese


Il 24 maggio scorso nella capitale spagnola ha avuto luogo una conferenza internazionale dell’Alleanza delle Civiltà sul tema della violenza etnica e religiosa in Medio Oriente con la partecipazione di settanta paesi. A rappresentare l’Ungheria è stato il ministro degli esteri, On. Péter Szijjártó che nel suo intervento ha sottolineato che la comunità internazionale ha il dovere di aiutare a ritornare nei propri paesi di origine le famiglie fuggite dalle zone della guerra. Per realizzare questo bisogna garantire la pace nelle zone amministrate dall’ONU e bisogna ricostruire le città distrutte.

Intervento del Ministro Szijjártó alla conferenza UNAOC di Madrid
(foto: KKM/Árpád Szabó)
“Non c’è tempo da perdere” – ha detto il ministro ungherese. Le comunità cristiane e le altri popolazioni vivono in estremo pericolo a causa dell’attività dell’ISIS. Uno dei compiti più importanti riguarda la Corte Penale Internazionale che deve esaminare e di conseguenza punire tutti i crimini compiuti contro le comunità religiose. A questo proposito il Governo ungherese ha fatto appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – ha ricordato l’On. Szijjártó, sottolineando che l’Ungheria partecipa con un contingente di 150 militari alla lotta contro i jihadisti.

Il ministro ungherese nel suo intervento ha illustrato le decisioni del Governo a sostegno dei cristiani nel Medio Oriente. L’Ungheria aiuta con 1,9 milioni di euro la ricostruzione delle case di 200 famiglie iracheni cristiani; dona 470 mila euro per l’acquisto di medicinali per gli ospedali che curano le comunità cristiane; finanzia con 400 mila euro la costruzione di una scuola cristiana; versa 500 mila euro per aiuti umanitari nel patriarcato di Antiochia dei Siri; dona un milione di euro alla chiesa Siro-cattolica e un milione di euro alla chiesa Siro-ortodossa; inoltre assegna 100 borse di studio universitari ai figli di cristiani perseguitati. Il ministro ha voluto ricordare che il Governo ungherese ha creato un ufficio dedicato all’aiuto ai cristiani perseguitati.

mercoledì 14 giugno 2017

Delegazione ungherese in Iraq e finanziamenti per la ricostruzione

Come si può aiutare le famiglie e i giovani cristiani in Iraq a ricominciare la loro vita dopo la distruzione degli estremisti islamici? Trovare risposte a questa domanda è stato lo scopo primario della delegazione ungherese che recentemente ha visitato i villaggi cristiani liberati in Iraq del Nord, nella Piana di Ninive. György Hölvényi, europarlamentare ungherese, Fra’ Csaba Böjte francescano, direttore della Fondazione San Francesco di Déva che si occupa della protezione e dell’integrazione sociale dei bambini abbandonati, e P. Szabolcs Sajgó S.I., rappresentante in Ungheria del Jesuit Refugee Service, hanno visitato diverse città della regione.
Delegazione ungherese in Iraq (foto: Magyar Kurír)
Tra gli eventi, che dimostrano la collaborazione delle chiese cristiane per la ricostruzione, la delegazione ha avuto occasione di partecipare a quello organizzato dalla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS/ACN) per consegnare le donazioni destinate alla ricostruzione delle case per le prime 100 famiglie ritornate nel loro Paese natio. Fra’ Csaba Böjte ha pregato sulle rovine della chiesa a Bakhdida per la pace nel Paese. Hanno, poi, incontrato i capi delle comunità cristiane della regione.
Ad Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, hanno visitato l’andamento della costruzione della scuola cristiana, finanziata dal Governo ungherese e dalla Conferenza Episcopale Ungherese, che aprirà le porte in settembre agli studenti di tutte le confessioni, come previsto dalla legge irachena.
Il Primo Ministro Viktor Orbán e il Patriarca Louis Raphael Sako firmano
l'accordo di finanziamento per la ricostruzione di Teleskof in Iraq (foto: kormany.hu/Botár G.)
La delegazione ha visitato anche la città di Teleskof (Tell-Asquf), distrutta dagli estremisti islamici, per la cui ricostruzione il Governo ungherese insieme con le chiese locali ha sviluppato un progetto speciale. Il relativo accordo di finanziamento, in virtù del quale il Governo ungherese concede dei fondi del valore di circa 1,8 milioni di euro a questo progetto, è stato firmato a Budapest il 29 maggio dal Primo Ministro ungherese Viktor Orbán e il patriarca caldeo Louis Raphael Sako.
Dopo la visita, l’On György Hölvényi, deputato europarlamentare ha spiegato in un’intervista che purtroppo in Europa manca quel modo di pensare per cui sarebbe meglio aiutare i bisognosi nel loro ambiente, nel loro contesto invece di sostenere la loro emigrazione. La cultura dell’accoglienza è guidata anche dall’egoismo, dagli interessi economici in Europa. L’onda dei migranti invece ha fatto capire l’importanza di cambiare politica, cosa che i paesi dell’Europa centro-orientale hanno già potuto riconoscere a causa della loro storia. I cristiani dell’Iraq si chiedono: Andare o rimanere? Si tratta delle comunità cristiane più antiche del mondo. Aiutarli a rimanere nelle loro terre per un europeo dovrebbe essere una questione di diritti umani, di cultura, e di sicurezza.

giovedì 1 giugno 2017

Benedetta da Papa Francesco la Fiamma di San Ladislao


La Fiamma di San Ladislao, che durante quest’anno memoriale del santo re accompagnerà i festeggiamenti nelle varie località dell’Ungheria e dei paesi vicini, è stata benedetta da Papa Francesco ieri all’Udienza Generale.

A presentare la Fiamma al Santo Padre è giunto in Vaticano il Presidente del Comitato Memoriale San Ladislao il Sig. Gergely Gaal, accompagnato da due dignitari della Comunità Polacca d’Ungheria, la Sig.ra Ewa Slaba e il Sig. János Kollár, nonché dal Presidente del Consiglio per la Dignità Umana, Sig. Zoltán Lominci.

La delegazione ungherese con la Fiamma San Ladislao
davanti all'immagine del Santo re ungherese nelle Grotte Vaticane 
La Fiamma è sostenuta da un candeliere in mogano, ornata da medaglioni di bronzo, opera dell’artista ungherese Ferenc Lebó. Nei prossimi mesi farà tappa a Budapest, a Zagabria, che deve a lui le proprie origini cittadine, a Cracovia, probabile luogo della sua nascita, poi a Nitra in Slovacchia, luogo della morte del santo re, e a Nagyvárad/Oradea, in Romania, dove San Ladislao è stato sepolto. Tornerà, infine, nella città di Győr, centro ungherese del culto di San Ladislao, dove è conservata la sua reliquia più venerata (“Erma di San Ladislao”).

Dopo la benedizione, accolta dalle mani del Santo Padre, la delegazione è scesa nelle Grotte Vaticane, accompagnata dal Consigliere dell’Ambasciata d’Ungheria presso la S. Sede, per rendere omaggio alla tomba del Principe degli Apostoli e alla tomba di S. Giovanni Paolo II, per concludere il pellegrinaggio con un momento di preghiera e di ringraziamento nella Cappella Magna Domina Hungarorum.

mercoledì 31 maggio 2017

Un anno dedicato a San Ladislao d’Ungheria

S. Ladislao
(Chronicon Pictum Ungherese, XIV sec.)
San Ladislao fu uno dei più importanti sovrani dell’Ungheria (1077–1095), colui che ha consolidato l’opera di Santo Stefano sia nella fondazione dello stato che nella cristianizzazione degli ungheresi. Canonizzato nel 1192, Ladislao è stato per secoli uno dei santi più conosciuti non solo in Ungheria, ma anche nei paesi vicini. Nacque, infatti, in Polonia, da madre polacca e padre ungherese, fondò la Diocesi di Zagabria (nella Croazia da lui annessa all’Ungheria) nel 1094, morì a Nitra, oggi Slovacchia, e venne sepolto a Nagyvárad (Granvaradino, oggi Oradea in Romania).
Affreschi, opere letterarie, leggende, canti, poesie, toponimi testimoniano la sua importanza nella storia e nella vita del popolo. Le sue virtù cavalleresche, la sua mitezza cristiana, i miracoli intorno alla sua persona, l’hanno fatto diventare un ideale da seguire, un santo cui pregare, una figura storica ma tuttora attuale.
In occasione dei 940 anni dalla sua ascesa al trono e degli 825 anni dalla sua canonizzazione, il Governo ungherese ha dedicato l’anno 2017 alla figura di San Ladislao. Un anno ricco di programmi ed iniziative civili e religiose in tutta la regione.

Busto reliquiario di S. Ladislao a Győr
Il fulcro degli eventi dell’anno giubilare è la città di Győr, dove dal 1606 è venerato il famoso busto reliquiario, la cosiddetta “Erma di San Ladislao”, capolavoro di oreficeria gotica. Durante l’anno, nel Tesoro del duomo e nella Biblioteca Capitolare di Győr una mostra presenta la figura e il culto del re cavaliere. Oltre oggetti e manoscritti anche la documentazione delle indagini scientifiche eseguite sulla celebre reliquia del cranio del re.
I programmi principali si svolgeranno nella città di Győr il 26-27 giugno nell’ambito delle “Giornate di San Ladislao”. Convegni, concerti, presentazione di libri, spettacoli teatrali aspettano tutti gli interessati. Il 27 giugno il Card. Péter Erdő primate d’Ungheria e arcivescovo di Esztergom-Budapest, celebrerà la Santa Messa con la partecipazione di vescovi dei paesi vicini, seguita dalla processione per le vie del centro con l’Erma di San Ladislao. Quest’ultima è una tradizione che risale al 1762 quando la salvezza della città di Győr da un devastante terremoto fu attribuita proprio all’intercessione del santo re.
San Ladislao è il patrono dei militari ungheresi che gli renderanno omaggio il 26 giugno con il pellegrinaggio al Memoriale di Somogyvár, sito di un’antica abbazia benedettina fondata da Re Ladislao nel 1091. Il vescovo della diocesi, Mons. László Varga, celebrerà la Santa Messa che sarà seguita dalla parata militare, da spettacoli teatrali e giochi.
Simone Martini: S. Ladislao (Altomonte)
Durante l’anno memoriale una serie di eventi, concerti, mostre, rappresentazioni teatrali e manifestazioni sportive sarà dedicata a re Ladislao, nei vari luoghi a lui legati. L’Arcidiocesi di Esztergom-Budapest presenterà in suo onore per la prima volta la cantata di Donizetti “Parafrasi del Christus” il 16 giugno 2017 nella Chiesa di San Ladislao a Budapest. Si parlerà anche delle raffigurazioni e delle testimonianze artistiche del suo culto in Italia, come il dipinto di Simone Martini ad Altomonte, le reliquie custodite a Bologna e il ciclo degli affreschi a Napoli nella Chiesa di Santa Maria dell’Incoronata.

martedì 30 maggio 2017

Hungarian PM Viktor Orbán: “Family is at the centre of the government’s vision of the future”


Hungarian Prime Minister Viktor Orbán has addressed the 2nd Budapest World Congress of Families on May 25. Here is the part of his speech related to his Governments family policies and, below, the statement of Ms Katalin Novák Minister of State for Family.

 


PM Orbán at the Budapest World Congress of Families / Budapest Family Summit
(Photo: Árvai Károly/kormany.hu)
* * *

Ladies and Gentlemen,

 
In Europe today we are witnessing the fiercest struggle between competing visions of the future. The starting point of this debate is that while there are more and more people surrounding us, in Europe our population is on the decline. The time for straight talking has come. Europe, our common homeland, is losing out in the population competition between great civilisations. Fewer and fewer marriages are producing fewer and fewer children, and the population is therefore ageing and declining. In Europe today there are two distinct views on this. One of these is held by those who want to address Europe’s demographic problems through immigration. And there is another view, held by Central Europe – and, within it, Hungary. Our view is that we must solve our demographic problems by relying on our own resources and mobilising our own reserves, and – let us acknowledge it – by renewing ourselves spiritually. (…)
 
The family is at the centre of the Hungarian government’s vision of the future. The motto of this conference is “Making Families Strong Again”. And this is right, because strong families will create a strong, competitive society and economy, a strong and competitive Hungary and Europe. When I was young – and it’s true that I grew up in a village – people used to ask how many children one had like this: “How many families do you have?” This question reflected the notion that in every child they saw the seed of a new family. Our goal, too, is to have as many children in Hungary as possible; because if there are children, there is a future.
 
I must tell you that our country, Hungary, also shares Europe’s problem of population decline. We, too, are doing poorly. We, too, must turn things around to reach the ideal state in which we are able to reproduce ourselves. Here I will quote a few figures for you. In 1980 10,709,000 people lived in Hungary. In 2017 that figure was 9,799,000 – meaning that in less than 40 years we have lost almost a million people in Hungary. I can tell our guests from abroad that this is more than all the casualties we sustained in World War II. So for some time the figures have shown us that we need a decisive turnaround in Hungary – and across the whole of Europe.