mercoledì 24 agosto 2016

Terremoto: la Chiesa ungherese offre aiuto materiale e finanziario


Nel pomeriggio del 24 agosto a Conferenza Episcopale Ungherese ha emesso il seguente comunicato:
“Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Ungherese ha appreso con commozione la notizia del terremoto avvenuto in Italia questa notte. Esprime le sue condoglianze ai familiari delle vittime e la sua vicinanza alle persone che vivono nel territorio colpito dalla catastrofe. Il Consiglio ha, inoltre, deciso di stanziare un aiuto di 20 milioni di Fiorini per la Conferenza Episcopale Italiana a favore delle persone bisognose.”
Inoltre, la Caritas Ungherese ha fatto sapere di aver offerto alle autorità italiane, già nella mattinata, la propria squadra di soccorso e ricerca (USAR) che è pronta a partire appena riceve l’autorizzazione da quest’ultime. La squadra è specializzata nella ricerca e soccorso di persone intrappolate sotto le macerie, è dotata delle attrezzature necessarie e di unità cinofila.

Il Presidente della Repubblica János Áder, il Primo Ministro Viktor Orbán e il Presidente del Parlamento ungherese László Kövér hanno fatto pervenire i propri messaggi di cordoglio e di vicinanza ai loro omologhi italiani.

venerdì 19 agosto 2016

25 anni fa il viaggio Giovanni Paolo II in Ungheria


Moneta d'oro commemorativa
del viaggio apostolico in Ungheria
(Sándor Tóth, 1991)
Venticinque anni fa Giovanni Paolo II compiva il suo primo viaggio apostolico in Ungheria, visitando le diverse parti del Paese: Esztergom, Budapest, Pécs, Máriapócs, Szombathely. Il santo pontefice di origine polacca seppe apprezzare e valorizzare la peculiare eredità storica del cristianesimo ungherese, incoraggiando i fedeli all’inizio di una nuova era di libertà.

Tra i gesti emblematici della visita si ricordano, in particolare, l’omaggio ai pastori calvinisti perseguitati e la solenne messa di Santo Stefano in Piazza degli Eroi. Ma anche la battuta sulla conoscenza della lingua ungherese, da lui comparata alla „porta stretta” che porta al regno dei cieli…

 

sabato 13 agosto 2016

Marco d’Aviano e l’Ungheria


Il beato Marco d’Aviano, cui si celebra la memoria liturgica il 13 agosto, ha dato un contributo decisivo in uno dei momenti cruciali della storia ungherese.

Molte volte l'Ungheria ha dovuto lottare, per salvaguardare la sua appartenenza all'occidente europeo e cristiano e per difendere sua identità culturale e la sua autonomia politica. Alla fine del XVII secolo l'Ungheria gemeva già da oltre 150 anni sotto il dominio ottomano. Durante tutti quei decenni essa fu teatro di battaglie tra due grandi imperi: quello dei turchi ottomani e quello degli Asburgo. Il momento culminante della riconquista della sua appartenenza all'Europa, l'Ungheria lo visse alla fine del Seicento.

Marco d'Aviano inviato in Ungheria da Papa Innocenzo XI
(bassorilievo nel Castello di Buda, Ungheria)

A questa impresa contribuì in maniera determinante, con finanziamenti e truppe, il beato Innocenzo XI. Egli inviò presso l’imperatore Leopoldo I il padre cappuccino Marco d’Aviano come missionario apostolico. Dopo la liberazione di Vienna dall'assedio turco, nel 1683, Padre Marco riuscì a convincere l'imperatore a sfruttare la vittoria conseguita. La sua diplomazia, che stava tutta nella forza e nella sincerità della sua parola e della sua persona, contribuì a dare corpo e volontà politica e militare alla coalizione dei paesi cristiani, la Lega santa, che negli anni seguenti liberò l'Ungheria. L’Europa fu unita da tale impresa: i figli delle diverse nazioni, cattolici e protestanti combatterono insieme per una comune casa europea.

Statua del B. Innocenzo XI
nel castello di Buda
Nel 1686 la liberazione della città di Buda (oggi Budapest) segnò un fondamentale traguardo e rappresentò un grande sollievo per tutta l'Europa. Si avverò la profezia del beato Innocenzo XI che disse che il nome di Buda era una promessa: Beata Virgo Dabit Auxilium. Marco d’Aviano era presente nelle fila dell’esercito cristiano come cappellano militare. Fu lui a celebrare il Te Deum nella città riconquistata con la processione della statua della Madonna.


Statua del B. Marco d'Aviano
 a Budapest, accanto alla chiesa dei cappuccini
La capitale ungherese ha voluto ricordare l'opera e i meriti del beato Innocenzo XI con una statua eretta in sua memoria non lontano dalla chiesa dell'Assunta (detta anche di Mattia Corvino) nel castello di Buda. In uno dei rilievi del basamento di questa statua è raffigurato il padre Marco nell'atto di ricevere dal papa il mandato apostolico. Al Beato Marco d’Aviano invece è stata eretta, nel 2006, una statua accanto alla chiesa dei cappuccini.

Beatificandolo il 27 aprile 2003, nella Domenica della Divina Misericordia, Papa Giovanni Paolo II disse di lui: “Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l'unità dell'Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d'Aviano ricorda che la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane.”

mercoledì 10 agosto 2016

Pellegrinaggio in bicicletta sulla Via di San Martino. L’incontro con Papa Francesco


Ha percorso in bicicletta la Via di San Martino il Signor József Zelei, “Ambasciatore di pace su due ruote” per portare al Santo Padre l’omaggio dell’Ungheria che celebra i 1700 anni della nascita di San Martino.

Il Sig. Zelei porta avanti da diversi anni un’iniziativa di ampia risonanza, per la promozione di una cultura della pace, all’insegna dello sport e della fratellanza. Per esempio nel 2014, in occasione del centenario della Grande Guerra, egli ha voluto percorrere in bicicletta i vari luoghi del fronte balcanico, di quello italiano e di quello occidentale. L’anno scorso, invece, sempre in bicicletta, ha percorso i luoghi del fronte orientale, dall’Ungheria fino al Baltico. Nel corso del suo pellegrinaggio non manca di incontrare, da vero “ambasciatore su due ruote”, le autorità civili ed ecclesiastiche dei vari posti per illustrare il suo sogno di pace.

Questa volta, partito dalla città di Eger in Ungheria il 5 luglio, il Zelei ha visitato l’Arciabbazia di Pannonhalma, dove, secondo la tradizione, San Martino si ritirava a pregare quando per un tempo fece ritorno in Pannonia (alcuni sostenevano addirittura che fosse anche nato lì). Ha ricevuto la benedizione dell’Arciabate Mons. Asztrik Várszegi e un prezioso vetro dipinto, raffigurante la partizione del mantello di San Martino, opera di László Hefter, sempre di Pannonhalma.

Il mantello di San Martino
(Dipinto su vetro, opera di László Hefter)
Il 9-10 luglio, József Zelei ha partecipato alle celebrazioni giubilari martiniane di Szombathely (l’antica Savaria), presiedute dal Cardinale Duka, Inviato Speciale di Sua Santità. Ha poi proseguito sulla Via Sancti Martini attraverso la Slovenia (Lendva, Lubiana, Nova Gorica). Giunto in Italia, ha visitato i luoghi della memoria della Grande Guerra nell’Isontino, come San Martino del Carso. Ulteriori tappe del viaggio, tutto in bicicletta, sono state Varese e Milano.

Durante l’Udienza Generale del 10 agosto, Papa Francesco lo ha accolto per il baciamano. Il Signor Zelei ha potuto così consegnare nelle mani del Santo Padre l’icona in vetro di San Martino e ricevere la benedizione per il suo pellegrinaggio di pace.

József Zelei incontra il Santo Padre

lunedì 8 agosto 2016

Onorificenza ungherese a Mons. Bielaszka


Al termine della sua missione a Budapest Mons. Grzegorz Piotr Bielaszka, Consigliere della Nunziatura Apostolica in Ungheria è stato salutato, il 4 agosto, con una piccola cerimonia, organizzata dal Nunzio Mons. Alberto Bottari de Castello, alla presenza di diversi vescovi ungheresi, membri del Corpo Diplomatico e di amici e colleghi. 
L'On. Semjén con Mons. Bielaszka
A nome del Governo ungherese era presente il vice primo ministro On. Zsolt Semjén, il quale ha consegnato a Mons. Bielaszka la Croce di cavaliere dell’Ordine al merito ungherese, conferitogli dal Presidente dell’Ungheria in riconoscimento del suo impegno per lo sviluppo delle relazioni tra l’Ungheria e la Santa Sede.
L'On. Semjén, il Rev. De Paula, Mons. Bottari de Castello e Mons. Bielaszka
 

sabato 16 luglio 2016

Ordinazione Episcopale di Mons. Pintér Nunzio in Bielorussia



Mons. Gábor Pintér, nominato di recente dal Santo Padre nunzio apostolico in Bielorussia, è stato ordinato vescovo venerdì 15 luglio, nella Cattedrale di Vác. Il neo-arcivescovo titolare di Velebusdo è, dopo quasi due decenni, il primo ecclesiastico ungherese a ricoprire un tale importante incarico nella diplomazia pontificia ed il primo nunzio ad essere ordinato vescovo in Ungheria. Mons. Pintér, originario della Grande Pianura ungherese ha desiderato, infatti, che la sua ordinazione abbia luogo proprio nella sua diocesi di origine, a Vác, una cittadina sul Danubio, poco distante da Budapest.

Per conferire l’ordinazione è venuto dal Vaticano Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità. I due co-consacranti sono stati Sua Eminenza il Card. Péter Erdő, Primate d’Ungheria e S.E. Mons. Miklós Beer, Vescovo di Vác.
Il Card. Erdő, Mons. Pintér, il Card. Parolin, Mons. Beer
(Foto: Attila Lambert/Magyar Kurír)

Hanno concelebrato la solenne liturgia eucaristica il Nunzio di Budapest S.E. Mons. Alberto Bottari de Castello, e quello di Vienna, S.E. Mons. Peter Stephan Zurbriggen, nonché i membri della Conferenza Episcopale Ungherese, assieme a numerosi vescovi venuti dall’estero, come S.Em. il Card. Christoph Schönborn, Arivescovo di Vienna (Mons. Pintér ha lavorato fino al presente nella Nunziatura viennese) e S.E. Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, Arivescovo di Minsk-Mohilev (dove Mons. Pintér svolgerà la sua nuova missione). 
 
(Foto: Attila Lambert/Magyar Kurír)
La liturgia è stata animata dai canti magistralmente eseguiti dai due cori della Cattedrale di Vác, guidati dal M. László Varga (Messa “Mercedes” di Alajos Werner, “Tu es Petrus” di Ferenc Liszt, “Ecce Sacerdos” di László Halmos).
 
(Foto: Attila Lambert/Magyar Kurír)
Hanno salutato il neo-vescovo S.E. Mons. András Veres, Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese, S.Em. il Card. Erdő, Primate d’Ungheria, S.E. Mons. Beer, Vescovo di Vác, nonché l’On. Zsolt Semjén, Vice Primo Ministro a nome del Governo Ungherese.
(Foto: Attila Lambert/Magyar Kurír)

domenica 10 luglio 2016

San Martino e il triplice compito della Chiesa che trasformò l’Europa - Omelia del Card. Duka inviato speciale a Szombathely



S. Messa a Szombathely per il XVII centenario di San Martino (Foto: Magyar Kurír/Attila Lambert)
È stata presieduta dal Cardinale Dominik Duka arcivescovo di Praga, Inviato Speciale del Papa, la Santa Messa in onore di San Martino a Szombathely, nella città che diede i natali al Santo 1700 anni fa. Alla liturgia celebrata in latino, alla presenza di migliaia di fedeli e delle autorità statali e cittadine, hanno concelebrato i vescovi dell’Ungheria, guidati da Mons. András Veres amministratore apostolico di Szobathely e Presidente della Conferenza Episcopale Ungherese, assieme a tanti altri prelati dall’estero, nonché  il Nunzio Apostolico di Budapest, Mons. Alberto Bottari de Castello. Il Cardinale Duka ha pronunciato l’omelia, della quale pubblichiamo alcuni brani.

 

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Il Card. Dominik Duka inviato speciale del Papa a Szombathely,
con Mons. András Veres, Mons. Alberto Bottari de Castello
e il Card. Péter Erdő (Foto: Magyar Kurír/Attila Lambert)
“Martino nacque in una famiglia di militari, figlio di un ufficiale, come il suo stesso nome vi fa allusione. Marte, infatti, fu il dio della guerra dei romani. San Martino, invece, entrò nella storia come ambasciatore di pace che si distinse come persona attenta nell’assistenza e nel servizio caritatevole verso il prossimo. (…) Dobbiamo considerare che questi insediamenti militari del II-III secolo furono la base della missione cristiana nell’Impero Romano, soprattutto nelle periferie di esso. Lo testimoniano gli scavi archeologici di Colonia, Treviri, Vienna e pure della vostra città.”

“San Martino intraprese la carriera militare, la sua scelta di vita non fu minimamente legata ad una sorta di pacifismo, come alcuni studiosi odierni suggerirebbero. Nel momento in cui sentì la chiamata di Dio, la vocazione di seguire Cristo nel servizio delle anime, Martino riconobbe che il suo posto non era nell’esercito ma che doveva, invece, servire la Chiesa.”

 “L’Europa dell’Impero Romano, che all’epoca conobbe un periodo di transizione, venne trasformata da persone come il vescovo San Martino. In tale contesto, quando lo Stato s’indebolì o spesso addirittura si paralizzò, la Chiesa riuscì ad espletare il suo triplice compito che è alla base della nostra civiltà.

Il primo è il culto divino, la rappresentazione del sacrificio di Gesù Cristo sul Calvario, donatosi per tutti noi una volta per tutte, con le parole pronunciate nell’ultima cena a Gerusalemme: Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo. Si tratta del sacrificio dell’amore più puro, della vita data per gli amici. La liturgia cristiana non è un rito o una cerimonia, il nostro culto divino rappresenta nel modo più completo l’opera d’amore redentrice di Gesù Cristo. È per questo che si vedono molte immagini di San Martino che lo raffigurano mentre celebra la messa. Il suo gesto menzionato è anche una sorta di immedesimazione con il sacrificio del Golgota.

Il secondo grande compito della Chiesa, che San Martino ci presenta, è l’annuncio del Vangelo, la catechesi, l’organizzazione di un sistema educativo. Se volessimo confrontare l’abbazia di Pannonhalma ed il suo liceo con i monasteri fondati da Martino troveremmo molte somiglianze.

Il terzo compito della Chiesa, il servizio al prossimo, la diaconia o carità Martino lo espletò in una maniera fino ad allora sconosciuto, divenendo un modello per i vescovi, non solo nella Gallia, ma dappertutto nell’Impero Romano.

Evocando in questa maniera la storia di San Martino, da Szombathely fino a Tours, ci troviamo davanti tutta la storia della Chiesa fino ai giorni nostri. È oltremodo conveniente evocare la nostra storia comune, nella quale, quasi un millennio dopo, delle donne coraggiose hanno svolto un servizio di diaconia e di carità nella regione centro-europea, tutte appartenenti alla Casa degli Árpád. Santa Elisabetta venne dall’Ungheria, in Polonia troviamo Santa Kinga (Cunegonda) e in Boemia Sant’Agnese (di Praga). Sappiamo che costoro non s’ispirarono tanto a San Martino quanto piuttosto a San Francesco d’Assisi. È stato quest’ultimo ad ispirare profondamente anche il nostro papa attuale che enfatizza così tanto il servizio caritativo e sociale della Chiesa, ridestando il mondo, specialmente quella parte di esso dove i cuori sono stati anestetizzati dall’opulenza.”

“Chi non conosce il passato non capisce neanche il presente. È per questo che abbiamo evocato nei dettagli la storia della Chiesa e quella del vostro Paese. È per questo che abbiamo ricordato l’ideale di compassione umana rappresentata dalle sante donne del XIII secolo. Dobbiamo dirlo: se il presente non lo viviamo in questo spirito non avremo neanche un futuro.”

 

(Traduzione in base al testo ungherese tratto dal sito ufficiale Magyar Kurír)