venerdì 2 dicembre 2016

Mostra “Fidelissimus Pastor” sulla figura del Cardinale Mindszenty


La vita e le testimonianze della venerazione della figura del Cardinale József Mindszenty sono raccontate da una agile mostra realizzata dalla Fondazione Mindszenty, su commissione dell’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, con il sostegno del Comitato per il sessantesimo anniversario della Rivoluzione del 1956.

La sua attualità è data, oltre che dall’anniversario del 1956, dal settantesimo anniversario della creazione cardinalizia di József Mindszenty, la cui chiesa titolare è stata la Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio.
 
Proprio in questa straordinaria chiesa è stata esposta la mostra “Fidelissimus Pastor” per il mese di novembre.

Da dicembre la mostra è a disposizione degli interessati su richiesta, presso l’Ambasciata d’Ungheria.

Si tratta di sei pannelli, con foto, e testi in italiano. I panelli, facilmente montabili-smontabili, si reggono da sole e sono trasportabili in due apposite teche di legno.

 
Per informazioni: ungheriasantasede@gmail.com

mercoledì 30 novembre 2016

Messaggi di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo I alla BWS

Si è svolta nei giorni 28-30 novembre 2016 a Budapest la seconda edizione della “Budapest Water Summit”, incontro internazionale di alto livello sulle tematiche dell’acqua. Inaugurato dal Presidente ungherese János Áder, il summit è stato salutato da Papa Francesco e dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I.
Nel suo video-messaggio in inglese il Patriarca Bartolomeo I ha voluto rievocare l’iniziativa “Danube River of Life” (1999) che lo aveva visto partecipe, lungo il corso del Danubio, di un progetto di sensibilizzazione sui pericoli dell’inquinamento. Ha evidenziato, inoltre, come la Chiesa sia interessata alla salvezza di tutto il creato, rilevando altresì, che le minacce al creato rappresentano una minaccia all’umanità stessa. L’acqua è un diritto inviolabile e non-negoziabile di ogni essere umano. Finché non si è coscienti del pericolo del rifiuto a condividere le risorse naturali del pianeta continueremo a fronteggiare serie sfide e conflitti –ha affermato il Patriarca ecumenico. La sostenibilità non è solo questione di tecnologia e di come organizzare l’economia, ma una via alla convivenza pacifica.
Video-messaggio del Patriarca Bartolomeo I al BWS2016
(foto: BWS)
A nome del Santo Padre il Cardinale Pietro Parolin ha inviato al Presidente János Áder il seguente messaggio.
* * *
“From the Vatican, 16 November 2016
His Excellency János Áder
President of the Republic of Hungary
His Holiness Pope Francis sends cordial greetings to you and to all participating in the „Budapest Water Summit”, being held from 28 to 30 November 2016. He extends his prayerful best wishes as you gather leaders and experts from the public and private spheres in order to seek new paths of cooperation between governments, organizations and peoples in securing potable water for all people, as well as in protecting this precious resource. His Holiness encourages all presents to keep foremost in their deliberations the communities they most desire to benefit, and to recall that “access to safe drinkable water is a basic and universal human right, since it is essential to human survival and, as such, is a condition for the exercise of other human rights” (Laudato Si’, 30). In this way, the Summit will offer a further contribution to understanding the duty of Governments and communities to ensure that no people thirst or be denied the water necessary for the fulfilment of their lives; for water is not simply another product for commerce, but the precious and wonderful gift of God. With these sentiments, Pope Francis assures all of you of his prayers and invokes upon you the divine blessings of wisdom and strength.
Cardinal Pietro Parolin
Secretary of State”

Aiuto ai cristiani perseguitati - articolo di John L. Allen jr

 

“Christians [in the Middle East] are hit by war, and because they are Christians,” said Bence Rétvári, Hungary’s Vice Minister for Human Capacities. “We’re like a brother who sees that his sister’s house is on fire, and we need to go put out the fire and then help rebuild the house.”

L'articolo completo è reperibile sul sito di Crux.


State Secretary Bence Rétvári interviewed by John L. Allen jr
(https://twitter.com/eduardhabsburg)

lunedì 28 novembre 2016

I cristiani sono il gruppo più perseguitato ma di loro si parla di meno


Visita in Vaticano del Sottosegretariato ungherese per la protezione e per il soccorso dei cristiani perseguitati

(a cura del Programma Ungherese della Radio Vaticana - Márta Vertse e P. László Vértesaljai SJ)

 

Visita ufficiale in Vaticano

Il 23 novembre Bence Rétvári, segretario di stato parlamentare del Ministero delle Risorse Umane e Tamás Török, vice-segretario di stato del Sottosegretariato per la protezione e per il soccorso dei cristiani perseguitati sono stati ricevuti in Vaticano da S. E. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. All’incontro ha partecipato anche Mons. Joseph Murphy, referente degli affari ungheresi. La delegazione ungherese poi si è incontrata con S. Em. Card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e, nella sede del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con Mons. Silvano Maria Tomasi segretario del dicastero.

I due segretari di stato in un’intervista rilasciata alla sezione ungherese della Radio Vaticana hanno spiegato l’iniziativa del governo del loro paese.
L'On. Rétvári e il Dott. Török alla Radio Vaticana con P. Vértesaljai SJ
(foto: RV)
 
Il motivo della creazione di un Sottosegretariato per la difesa dei Cristiani nel mondo

La decisione di creare un Sottosegretariato per la difesa dei Cristiani nel mondo giunge dopo la consueta riunione dei parlamentari cristiani europei e i rappresentanti cristiani mediorientali tenutasi recentemente vicino a Roma. Alla conferenza ha partecipato una delegazione governativa guidata dal Primo Ministro ungherese Viktor Orbán. Della delegazione faceva parte anche Zoltán Balog, Ministro delle Risorse Umane. Alla riunione si sono susseguite le testimonianze dei leader religiosi e fedeli laici cristiani provenienti dal Medio Oriente, dalla Corea del Nord e dall’Africa Settentrionale e Centrale. Il breve incontro ha evidenziato la drammaticità e la misura gigantesca della persecuzione dei cristiani in diverse parti del mondo, quindi il governo ungherese ha ritenuto opportuno di istituire un ufficio che richiami l’attenzione sul problema.

È vero che già nel 2011, cioè prima della crisi migratoria, quando l’Ungheria ha detenuto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, la persecuzione dei cristiani è stata inserita tra i temi principali della sua agenda.
La delegazione ungherese ricevuta in Segreteria di Stato
da S.E. Mons. Paul R. Gallagher e Mons. Joseph Murphy
 
I cristiani rappresentano il gruppo più perseguitato nel mondo

L’On. Bence Rétvári, segretario di stato ha rilevato che attualmente i cristiani rappresentano il gruppo più perseguitato nel mondo. L’Ungheria è un paese di tradizione, di cultura e di religione cristiana. Per questo motivo ritiene il suo dovere di aiutare queste persone. Si tratta di centinaia di milioni di vite umane. Non si tratta di un’esagerazione – questa è la cruda verità – ha sottolineato il politico. Ogni giorno, ogni ora, uomini, donne i bambini muoiono in tutto il mondo solo per il motivo di essere cristiani e non i seguaci di un’altra religione.

L’Ungheria ritiene suo dovere morale di richiamare l’attenzione del mondo alla persecuzione che queste persone devono subire nel 21mo secolo, che in Europa nessuno potrebbe neanche immaginare. Vogliamo che questo problema non sia trattato solamente da gruppi e organizzazioni civili, associazioni, non solo loro rappresentino la questione nell’ONU, nel Consiglio d’Europa, ma anche da uno stato membro. L’Ungheria vuole essere promotrice di quest’impegno, con centro a Budapest, da dove potrebbero irradiarsi le informazioni sulle grandi dimensioni della persecuzione dei cristiani nelle diverse parti del mondo.

… e di loro si parla di meno in assoluto

Diciamo spesso che le porte del mondo si sono spalancate, nell’epoca dell’internet l’informazione è libera. Questo è vero solo in parte. Le notizie sul fatto più grave, sulla persecuzione più grande non arrivano quasi mai. Questa è la nostra missione, il nostro compito: dobbiamo ristabilire l’equilibrio. I cristiani sono il gruppo più perseguitato e di loro si parla di meno in assoluto. Di gruppi molto meno numerosi ne parliamo molto di più: nascono dichiarazioni ufficiali, documenti ideologici che parlano di discriminazione legale, di svantaggio giuridico. Qui non si tratta di discriminazione legale ma di pericolo di vita che precede ogni altro pericolo. In Europa bisogna finalmente accettare che in molti luoghi del mondo cristiani soffrono a causa delle persecuzioni. Non possiamo chiudere gli occhi perché questo può costare la vita di migliaia di persone.

Dobbiamo aiutare le comunità cristiane a poter restare nel loro paese

Dobbiamo aiutare le persone che veramente sono vittime di persecuzioni, che fuggono veramente dal pericolo di morte, che vivono in zone di guerra. Dobbiamo aiutare le comunità cristiane a poter restare nel loro paese dove sono presenti da duemila anni e a poter vivere secondo la loro religione. Che non sia possibile in nessun paese punire con la pena di morte una persona che si converte dall’islam al cristianesimo, non sia perseguibile chi detiene a casa una Bibbia, non siano distrutte chiese e scuole cristiane. L’Ungheria conta di avere alleati in questo campo.

Sia riconosciuto: La crisi attuale del Medio Oriente creata dal sedicente Stato Islamico è un genocidio!

Dobbiamo muoverci in due direzioni. Da una parte richiamare l’attenzione tramite tutti i mezzi di comunicazione al fenomeno grave della persecuzione, dall’altra parte dobbiamo mettere in pratica le affermazioni del documento di base discusso recentemente nel parlamento ungherese (vedi testo .pdf) che senza riserve afferma: la crisi attuale del Medio Oriente creata dal sedicente Stato Islamico è un genocidio, crimine contro l’umanità. La Corte Penale Internazionale deve agire contro chi commette questi crimini feroci, deve punire gli ideatori e perpetratori di questo sistema disumano.

martedì 22 novembre 2016

Che cosa significa essere un Asburgo nel 21esimo secolo?

Nascere con il cognome Asburgo è divertente e strano allo stesso tempo. È bello essere parte di una famiglia con radici che risalgono a più di 1.000 anni fa. È sicuramente divertente avere un cugino che ti ospita in quasi tutti gli angoli del mondo. Il rovescio della medaglia è che, in un certo senso, si è sempre sotto indagine. I compagni di classe, ogni volta che il tuo cognome viene citato durante le lezioni di storia (in pratica in tutti i secoli, a partire dal XIII) ti osservano con aria strana. Tuttavia debbo ammettere che si tratta certamente di un’esperienza emozionante.
 
Un pensiero ci assilla costantemente: cosa vuol dire essere un Asburgo oggi? Qual è l'insieme dei valori comuni caratterizzanti il nome di questa casa regnante, che non governa più da quasi 100 anni?
 
In un certo senso, fu questa la domanda che la famiglia stessa si pose quando decise di tenere il nostro primo raduno internazionale dopo ormai più di 15 anni. Abbiamo così deciso di tornare alle nostre radici cattoliche e compiere un pellegrinaggio a Roma, al termine dell'Anno della Misericordia, per incontrare il Successore di Pietro. La decisione si è dimostrata essere molto saggia.
 
Dopo mesi di preparazione, quasi 300 membri della famiglia Asburgo, provenienti da tutto il mondo, sono arrivati a Roma per un fine settimana intenso. Il pellegrinaggio ha riunito componenti della famiglia che non si erano mai incontrati prima (tranne che attraverso una pagina privata di Facebook, utilizzata negli ultimi due anni), con un unico elemento in comune:  l’appartenenza a questa numerosa famiglia. Abbiamo trascorso piacevolmente il tempo insieme, abbiamo magiato la pasta, poi pregato e camminato per le vie di Roma insieme.
 

Durante il nostro incontro con Papa Francesco, che era inondato da decine di bambini nella sala Clementina ma parlava con amore anche con le "nonne", abbiamo scoperto che i valori che sono stati al centro della nostra famiglia da secoli, sono quelli che ci condurranno verso il futuro.
 
Il Papa ci ha parlato del nostro famoso antenato, il Beato Imperatore Carlo (la cui reliquia gli abbiamo offerto come regalo), sottolineando che il beato Carlo era, prima di tutto, un padre di famiglia. Francesco ci ha incoraggiato ad aiutare il mondo a riscoprire il valore della famiglia nei tempi odierni. Questa è per noi una cosa naturale. Io stesso, ad esempio, vivo beato con una moglie fantastica e sei meravigliosi figli – certo, non arrivo ai livelli dell’Imperatrice Maria Teresa, che ebbe sedici figli, ma comunque...
 
Il Santo Padre ci ha anche invitato ad imitare il beato Carlo, contribuendo a costruire un’Europa unita – cosa alla quale ci dedichiamo, attraverso il nostro impegno in politica o, nel mio caso, in qualità di diplomatico.
 
Papa Francesco ci ha incoraggiato a proseguire nelle molte attività sociali che ci vedono impegnati, come la promozione della pace (uno dei nostri cugini lavora nel Sud Sudan), l'aiuto ai poveri (come fanno tanti nostri cugini), agli emarginati e alle minoranze (il capo della nostra famiglia, Karl, si dedica a questo).
 
Il Papa è stato molto contento che fossero nate in seno alla famiglia anche vocazioni sacerdotali – mio fratello Paul è infatti il nostro primo sacerdote da quasi 200 anni e ve ne sono altri "sulla buona strada".
 
Ma, soprattutto, ci ha chiesto di essere un faro di pace in questi tempi molto difficili, come il Beato Carlo lo fu fin dal primo momento del suo regno, che ebbe inizio proprio 100 anni fa. Era l'unico monarca in Europa ad aver vissuto gli orrori della guerra in prima persona e l'unico che ascoltò l'appello alla pace di Papa Benedetto XV. Se poi, questa iniziativa di pace non andò in porto, non fu certo colpa sua. Il Papa ci ha invitato con decisione a promuovere la pace, come aveva fatto il Beato Carlo, "anche a costo di essere incompresi e derisi". Un messaggio che, volentieri, porteremo nel mondo.
 
Durante il nostro incontro abbiamo tutti colto il grande carisma di Papa Francesco: la sua comprensione istintiva delle persone, dei gruppi e dei Paesi e delle loro potenzialità attuali. Attraverso le istituzioni della Santa Sede, Papa Francesco è impegnato in processi di mediazione e di pace in tutto il mondo. Con le sue parole ci ha mostrato cosa vuol dire essere un Asburgo oggi.
 
Abbiamo scoperto che il significato non lo dobbiamo cercare altrove perché, semplicemente vivendo la nostra fede cattolica, ci saranno tutti gli elementi. È con questo spirito rinnovato che stiamo programmando la nostra prossima riunione di famiglia. Vediamo, dove ci porterà.


Eduard Habsburg

 
(L'orginale inglese è uscito sul "Catholic Herald", del 18 novembre 2016)

mercoledì 16 novembre 2016

Visita del Ministro degli Esteri ungherese in Vaticano


Il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio Internazionale d’Ungheria, On. Péter Szijjártó è stato ricevuto dal suo omologo vaticano, Mons. Paul Richard Gallagher venerdì 11 novembre. Il Ministro Szijjártó ha voluto restituire la visita a Budapest di Mons. Gallagher dell’anno scorso.

Il Ministro Péter Szijjártó e Mons. Paul Richard Gallagher in Vaticano
(foto: Ministero Affari Esteri ungherese)
Durante i cordiali colloqui sono stati toccati argomenti di comune interesse, come la situazione dell’UE, la crisi dei migranti e l’impegno a favore dei cristiani perseguitati. In relazione alla difesa dei cristiani l’On. Szijjártó ha sottolineato l’impegno del Governo ungherese, nonostante certi pregiudizi contrari che si riscontrano in Europa. Per quanto riguarda il fenomeno migratorio è stata sottolineata la necessità della solidarietà tra i Paesi coinvolti. Solidarietà che, secondo la posizione del Governo ungherese, si esprime non esclusivamente nell’accoglienza ma anche nell’aiuto ai Paesi di origine dei migranti, ma anche nella difesa delle proprie frontiere e nell’aiuto a difendere i propri confini ai Paesi che ne abbiano bisogno.

Visto che l’incontro è avvenuto nel giorno di San Martino il ministro degli esteri ungherese ha voluto regalare al Segretario per i Raporti con gli Stati una medaglia d’argento coniata dalla Banca Nazionale Ungherese per il XVII centenario della nascita del Santo. Da grande tifoso e, fino a poco fa anche giocatore di futsal, il Ministro Szijjártó ha portato a Mons. Gallagher anche un pallone di calcio, con la riproduzione della firma del grande campione ungherese degli anni ’50 Ferenc Puskás.


Un pallone di calcio in regalo a Mons. Gallagher
(foto: Ministero Affari Esteri ungherese)
L’Ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen, a sua volta, ha colto l’occasione per presentare ai due ministri degli esteri il volume, appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, sui rapporti diplomatici tra la Santa Sede e l’Ungheria.